Gheorghe Hagi è il nuovo ct della Romania, l’eredità di Lucescu affidata al "Maradona dei Carpazi"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La federazione calcistica romena ha ufficializzato il ritorno di Gheorghe Hagi sulla panchina della nazionale, una scelta che porta con sé un peso specifico difficilmente eguagliabile per quanto riguarda il valore simbolico e la storia di questo movimento. Il "Maradona dei Carpazi", soprannome che ne esalta la fantasia e il talento cristallino, raccoglie un'eredità pesantissima, quella lasciata da Mircea Lucescu, il mentore e guida tecnica scomparso all’inizio di aprile all’età di 80 anni a seguito di un arresto cardiaco. Hagi, che proprio da Lucescu aveva ricevito la prima convocazione in nazionale maggiore a soli 18 anni per poi diventarne il capitano a 20, firma un contratto quadriennale con un duplice obiettivo dichiarato: la qualificazione agli Europei del 2028 e la successiva rincorsa ai Mondiali del 2030.

Una nomina attesa e la risoluzione del conflitto di interessi

L’arrivo del sessantunenne ex centrocampista non rappresenta soltanto un’operazione nostalgia, ma una scelta tecnica che la federazione (FRF) aveva già tentato di concretizzare nel luglio del 2024, quando la candidatura di Hagi era stata respinta a causa di un incompatibilità normativa. All’epoca, Hagi risultava ancora il socio di maggioranza del Farul Constanta, club della SuperLiga da lui stesso fondato e portato al Titolo nazionale; questa situazione, configurando un evidente conflitto di interessi con il ruolo di selezionatore, aveva spinto la federazione a virare proprio su Mircea Lucescu. La svolta decisiva è arrivata il 16 marzo scorso, quando l’ex fuoriclasse ha ceduto la quota di maggioranza delle azioni – trattenendo per sé solo il 10% del pacchetto azionario – all’ex compagno di squadra Gheorghe Popescu, spianando così la strada al suo ritorno sulla panchina che conta.

La breve e turbolenta prima esperienza del 2001

Nonostante l’entusiasmo che circonda la sua nomina, i precedenti di Hagi in questo specifico ruolo raccontano di un matrimonio breve e terminato in maniera dolorosa. Era il 2001, e il "Re" di Romania aveva appeso le scarpette al chiodo per sedersi immediatamente in panchina, ereditando una nazionale reduce dalla generazione d’oro degli anni Novanta. Quell’avventura durò meno di tre mesi, dal settembre al novembre dello stesso anno, e si concluse con l’eliminazione ai playoff per i Mondiali del 2002 per mano della Slovenia. A distanza di un quarto di secolo, Hagi si presenta con una consapevolezza diversa, come lui stesso ha dichiarato nel corso della conferenza stampa di presentazione a Bucarest: "Ero giovane e irrequieto allora. Ora sono diverso, più esperto e più allenatore sotto ogni aspetto".

Ambizioni dichiarate e una carriera leggendaria

L’ex trequartista, che ha vestito le maglie di Real Madrid, Barcellona, Galatasaray e – nel breve periodo italiano – del Brescia, ha illustrato senza mezzi termini i suoi intenti per questa nuova era. La sua filosofia, riassunta nel motto "Sono nato per vincere, non solo per esistere", si traduce in traguardi netti: l’obiettivo è vincere ogni partita, puntare alla vittoria della Nations League e strappare un biglietto per la fase finale dell’Europeo. Pur essendo il miglior marcatore di sempre della sua selezione (35 reti in 124 presenze), Hagi sa bene che il tabù mondiale pesa sul calcio romeno, assente dalla fase finale della Coppa del Mondo dal 1998 (l’ultima apparizione fu proprio in Francia). Il suo compito, in tal senso, è anche quello di risollevare il morale di una squadra che ha fallito l’accesso ai Mondiali del 2026 proprio nelle ultime battute della gestione Lucescu, battuta dalla Turchia nello spareggio di marzo. Tra i primi impegni ufficiali, le amichevoli estive contro Georgia e Galles rappresenteranno il banco di prova per il nuovo corso targato Hagi, chiamato a dimostrare che la grandezza mostrata sul rettangolo verde possa tradursi in risultati anche dalla panchina.

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