L’anticiclone di aprile si sgretola, dal 20 arriva il freddo “balcanico”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’abbraccio dell’alta pressione, quello che sta regalando un weekend da piena estate tra il 17 e il 19 aprile, è destinato a rivelarsi più un fuoco di paglia che un vero cambio di stagione. Se è vero che l’anticiclone, in queste ore, sta rimontando con decisione verso il Mediterraneo centrale portando un clima quasi africano, la sua struttura appare particolarmente vulnerabile proprio sul fianco orientale, lasciando l’Italia esposta a un’inaspettata controffensiva invernale. La causa di questa brusca frenata, come spesso accade in questa fase dell’anno, risiede nelle alte latitudini: il crollo dell’attività del vortice polare sta favorendo il posizionamento di un anticiclone di blocco tra il Regno Unito e l’Islanda, mentre un ramo dello stesso vortice si andrà a posizionare sull’Europa orientale andando a coinvolgere, direttamente o indirettamente, anche il nostro Paese.

La svolta del 20 aprile e l’instabilità diffusa

A sancire il declino dell’alta pressione sarà proprio l’afflusso di aria più fredda e instabile, in discesa dal Nord Europa, che già nel corso di domenica inizierà a intaccare le regioni settentrionali per poi dilagare con decisione da lunedì 20 aprile. I modelli, come il GFS, mostrano una netta anomalia pressoria: una massa d’aria gelida di origine russa (o balcanica) scorrerà in direzione retrograda, un fenomeno che spingerà il fronte freddo a colpire dapprima i Balcani per poi espandersi verso ovest. Sulle regioni italiane, questa dinamica si tradurrà in una fase caratterizzata da rovesci e temporali sparsi, con un’attenzione particolare per il versante adriatico e le aree interne del centro-sud. Le temperature, di conseguenza, subiranno un crollo verticale: mentre al nord e al centro si registrerà un generale calo – con il nord-est destinato a scivolare addirittura al di sotto delle medie stagionali – il sud potrebbe inizialmente restare ai margini del fenomeno mantenendo valori leggermente superiori alla norma prima di essere investito a sua volta.

Focus sul rischio neve in Appennino

Non è solo una questione di pioggia o di semplici temporali, perché l’intensità di questa irruzione fredda potrebbe riportare la neve a quote decisamente basse per il periodo. L’interazione tra l’aria gelida e l’umidità residua potrebbe imbiancare l’Appennino centro-settentrionale, un evento che, seppur non eccezionale nella storia climatica nazionale, rappresenta un brusco dietrofront rispetto al caldo dei giorni precedenti. I modelli previsionali indicano che i fiocchi potrebbero scendere a quote collinari sui rilievi, imbiancando vette che sembravano ormai prossime alla bella stagione, mentre al nord, specie sui rilievi triveneti, l’instabilità si manifesterà con fenomeni intensi e locali colpi di vento. Questa fase, sebbene in controtendenza rispetto al tepore primaverile, rientra perfettamente nella variabilità tipica di aprile, mese famoso per la sua capacità di regalare tutte e quattro le stagioni nell’arco di pochi giorni.

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