Italia campione del mondo nella gara a squadre di sci alpino
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
A Saalbach, in Austria, l’Italia ha aperto i Mondiali di sci alpino con un trionfo che resterà nella storia. Gli azzurri, composti da Giorgia Collomb, Filippo Della Vite, Lara Della Mea e Alex Vinatzer, hanno conquistato la medaglia d’oro nella gara a squadre, superando in finale la Svizzera, considerata tra i favoriti della competizione. Un risultato che non solo corona il lavoro di una squadra affiatata, ma che segna anche la prima volta in cui l’Italia si aggiudica il team event, diventando così la settima nazione a riuscirci.
La finale, disputata nel gigante parallelo, è stata un susseguirsi di emozioni. Collomb ha dato subito il via all’impresa, superando Wendy Holdener, mentre Vinatzer ha chiuso il confronto con un’altra vittoria, quella su Marc Rochat. Nel mezzo, però, non sono mancati i momenti di tensione: Della Vite ha ceduto il passo a Loïc Meillard, e Della Mea è stata superata da Andrea Ellenberger. Nonostante questi intoppi, il 2-2 finale ha premiato gli azzurri, che hanno avuto la meglio grazie ai tempi complessivi migliori.
La Svezia, intanto, ha conquistato il bronzo battendo gli Stati Uniti, mentre l’Austria, padrona di casa, è rimasta fuori dal podio, deludendo le aspettative di un pubblico che sperava in una festa diversa. Per gli azzurri, invece, la serata è stata indimenticabile, con le luci del catino sciistico di Saalbach che hanno illuminato una squadra capace di dimostrare non solo talento, ma anche una straordinaria capacità di sostegno reciproco.
“Ci siamo aiutati a vicenda, nessuno di noi ha fatto quattro manches perfette”, ha commentato Vinatzer, sottolineando come il successo sia stato il frutto di un lavoro collettivo. Un’affermazione che trova conferma nel percorso della squadra, che ha superato Ucraina, Francia e Svezia prima di affrontare la Svizzera in finale.
Quella di Saalbach non è la prima medaglia per Vinatzer e Della Mea, già protagonisti sei anni fa di un bronzo arrivato in extremis grazie a una celebre inforcata di Stefan Luitz. Questa volta, però, il sapore è diverso: non si tratta più di un colpo di fortuna, ma di un risultato costruito con determinazione e sacrificio.




