L’indice S
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Redazione Economia
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L’indice S&P 500, il principale riferimento del mercato azionario globale, è entrato ufficialmente in fase di “correzione”, segnando un calo dell’1,4% nell’ultima seduta e portandosi a un -10,1% rispetto al picco raggiunto meno di un mese fa. Un dato che, seppur non inatteso, accende i riflettori sulle possibili conseguenze economiche delle politiche commerciali aggressive portate avanti dall’amministrazione Trump, le quali rischiano di trascinare gli Stati Uniti verso una recessione.
Le preoccupazioni dei mercati non si limitano al territorio americano. Le borse europee, infatti, hanno chiuso in rosso, con Parigi in calo dello 0,64% e Francoforte dello 0,48%, mentre Londra, meno esposta alle tensioni commerciali, ha registrato una variazione quasi nulla (+0,02%). La cautela degli investitori è alimentata dalla guerra dei dazi, che continua a minacciare gli equilibri economici globali, creando incertezze sulle prospettive di crescita.
Nonostante i segnali di distensione provenienti dal fronte russo-ucraino, con Mosca che ha manifestato l’intenzione di raggiungere un accordo di pace, l’attenzione del mercato sembra concentrarsi maggiormente sulle frizioni tra Stati Uniti e Unione Europea. Queste tensioni, che rischiano di innescare ritorsioni commerciali, hanno contribuito a spingere al ribasso gli indici statunitensi, incluso il NASDAQ, che ha perso l’1,50%.
Intanto, in Europa, le borse tentano di mantenere un equilibrio precario. Dopo una chiusura positiva a Tokyo, le piazze del Vecchio Continente hanno registrato lievi rialzi, nonostante i timori legati alle politiche protezionistiche di Trump. Tra i titoli più seguiti, spiccano quelli del settore finanziario e industriale, con attenzione particolare su aziende come Enel, Generali e Leonardo, che potrebbero risentire degli sviluppi geopolitici e delle oscillazioni valutarie.




