Il ballottaggio torna in Senato ma la Lega blocca la strada a Vannacci

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A poche ore dalla scadenza per la presentazione degli emendamenti, il centrodestra si ritrova nuovamente diviso sulla legge elettorale, con il tema del ballottaggio che riesuma vecchie fratture e ne apre di nuove. La partita, che si gioca in commissione Affari costituzionali al Senato e contestualmente in Aula, vede contrapposte le anime della maggioranza, in un braccio di ferro che potrebbe ridefinire i confini della prossima legislatura.

La resistenza della Lega e di Noi Moderati al secondo turno, infatti, rappresenta l'ostacolo principale per chi, come Forza Italia e alcuni esponenti di Fratelli d'Italia, cerca di introdurre un meccanismo di stabilizzazione che riduca il rischio di assemblee frammentate.

La resistenza leghista e il veto di Calderoli

Non c'è stato un emendamento unitario, e la prospettiva di un'intesa complessiva è tramontata ben prima della scadenza delle ore 12. A rendere palese la spaccatura ci ha pensato Roberto Calderoli, che a nome della Lega ha chiuso ogni spiraglio dichiarando che il partito non voterà il ballottaggio, bollando la proposta come impraticabile. La posizione di Noi Moderati si allinea perfettamente a questa linea, creando un blocco duro che finora ha impedito qualsiasi convergenza.

Dall'altra parte del tavolo, però, Forza Italia e il senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera hanno depositato due ipotesi differenti, seppure convergenti nella volontà di evitare che la nuova legge possa generare un Parlamento senza una maggioranza definita.

Le due proposte sul tavolo: soglie e percentuali

Le ipotesi in campo ruotano attorno a un secondo turno che scattherebbe per le coalizioni che non raggiungono una determinata soglia. Il primo modello, sostenuto da Forza Italia, prevede un ballottaggio se la coalizione più votata si ferma sotto il 48%, ma a condizione che abbia comunque superato il 38%. L'obiettivo, in questo caso, è quello di garantire una maggioranza solida, evitando che un eventuale premio di maggioranza venga assegnato a una forza politica con un consenso troppo esiguo.

L'altra formula, caldeggiata da Pera e da una parte di Fratelli d'Italia, insegue il medesimo scopo ma con meccanismi tecnici lievemente diversi, in un tentativo di mediare tra le richieste di chi vuole un sistema maggioritario e la necessità di preservare i principi proporzionalistici cari ad alcuni alleati.

La 'mina Vannacci' e il 'buco di genere'

La vera novità di queste settimane di trattative, tuttavia, è legata all'effetto che il secondo turno avrebbe sulla cosiddetta 'mina Vannacci'. Il riferimento è al possibile risultato elettorale che vedrebbe emergere liste o candidati estremi, capaci di frammentare ulteriormente il voto e di minare la governabilità. Inserire un ballottaggio, nelle intenzioni di chi lo propone, servirebbe proprio a disinnescare questo pericolo, costringendo le forze politiche a un confronto finale che riduca la frammentazione.

A complicare il quadro, però, si aggiunge il tema del cosiddetto 'buco di genere', una criticità segnalata da più parti che riguarda la mancata alternanza nelle liste e la scarsa rappresentanza femminile, un aspetto su cui le diverse proposte di emendamento hanno finora offerto risposte solo parziali.

Le incognite di un iter complesso e frammentato

Nemmeno i capi della maggioranza sono in grado di prevedere con certezza quale legge elettorale uscirà da questo passaggio in Senato, e ancor meno quale sarà il suo destino in una eventuale terza lettura alla Camera. La partita, insomma, è ancora tutta da giocare, con le diverse anime della coalizione che cercano di ritagliarsi lo spazio politico più vantaggioso in vista delle prossime scadenze.

L'unica certezza, al momento, è che il ballottaggio, dopo essere stato espunto alla Camera per le resistenze di Lega e Forza Italia e i dubbi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è tornato prepotentemente al centro del dibattito, riaccendendo le fibrillazioni di una maggioranza che fatica a trovare sintonia su uno dei temi più delicati della legislatura.

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