L’iran colpisce con droni la portacontainer Msc Ishyka “legata a israele” nel golfo persico
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il comando della Marina della Guardia Rivoluzionaria iraniana, i cosiddetti Pasdaran, ha annunciato nelle scorse ore di aver preso di mira – nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più strategici per il traffico marittimo globale – la nave portacontainer Msc Ishyka. L’imbarcazione, secondo quanto dichiarato dagli stessi Pasdaran su X, sarebbe “legata al regime sionista”; un’affermazione, questa, che ha immediatamente acceso i riflettori sulla natura dell’attacco condotto con droni. I militari iraniani hanno aggiunto che la nave, dopo il raid, “ha preso fuoco”, senza tuttavia fornire dettagli immediati sull’entità dei danni o su eventuali vittime, circostanze che andranno verificate nelle prossime ore attraverso fonti indipendenti.
L’attacco con droni e la dinamica nello Stretto di Hormuz
Secondo la ricostruzione offerta dalla televisione di Stato iraniana, l’operazione sarebbe avvenuta nei pressi del porto di Khalifa bin Salman in Bahrein, anche se altre fonti parlano genericamente delle acque dello Stretto di Hormuz. Nel video diffuso dalla tv di Stato, la voce del giornalista iraniano afferma che “una nave mercantile identificata come MSC Ishika, di proprietà del regime sionista e battente bandiera di un paese terzo, è stata colpita da potenti proiettili lanciati dalle forze navali”. L’attacco con droni – una modalità ormai consolidata nel repertorio militare dei Pasdaran – ha provocato un incendio a bordo, la cui entità non è stata ancora chiarita da fonti ufficiali occidentali o indipendenti. Siti specializzati in traffico marittimo hanno identificato l’unità come la Msc Ishyka, una portacontainer che batte bandiera liberiana, un dettaglio non secondario perché spesso, in questo tipo di tensioni, le navi scelgono bandiere di comodo per ragioni fiscali o assicurative.
Il legame con Israele e il ruolo della moglie del patron di Msc
Ciò che rende l’episodio particolarmente scivoloso sul piano diplomatico è la motivazione addotta dai Pasdaran: la nave sarebbe “legata a Israele”. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da testate internazionali, questo presunto legame deriverebbe dalle origini della moglie di Gianluigi Aponte, il patron del gruppo armatoriale Msc. Una circostanza, se confermata, che trasformerebbe l’attacco in un’azione mirata non tanto contro la nave in sé quanto contro la sua proprietà intellettuale o familiare, in un contesto di crescenti tensioni tra Teheran e lo Stato ebraico. Non è la prima volta, va ricordato, che i Pasdaran rivendicano attacchi contro obiettivi considerati “sionisti” nel Golfo Persico, né tantomeno che prendano di mira navi legate a interessi israeliani o occidentali.
Le reazioni indirette e il quadro giudiziario-investigativo
Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali da parte delle autorità israeliane o dell’armatore Msc, né sono stati diffusi rapporti indipendenti sull’entità dell’incendio o sulla situazione dell’equipaggio. La guardia costiera del Bahrein, che pure controlla parte delle acque limitrofe, non ha ancora emesso comunicati. Sul piano investigativo, sarà cruciale capire se l’attacco rientri in una strategia più ampia di deterrenza asimmetrica da parte dell’Iran – che con Trump tornato alla presidenza degli Stati Uniti si trova di fronte a una rinnovata pressione internazionale – oppure rappresenti un’azione circoscritta. Per gli analisti marittimi, l’uso di droni nello Stretto di Hormuz conferma la vulnerabilità del traffico commerciale in un’area dove già in passato si sono verificati sequestri e sabotaggi. L’inchiesta, per ora affidata alle dichiarazioni dei Pasdaran, dovrà chiarire se la Msc Ishyka fosse effettivamente un obiettivo legittimo secondo la logica della rappresaglia o se si tratti di un episodio destinato ad alimentare ulteriormente la tensione in una regione già infiammata.




