Lombardia boccia la legge sul fine vita
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il Consiglio regionale della Lombardia, con un voto segreto che ha visto 43 consiglieri favorevoli alla pregiudiziale e 34 contrari, ha deciso di non trattare il progetto di legge di iniziativa popolare relativo alle procedure e ai tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. La proposta, presentata dall'Associazione Luca Coscioni e accompagnata da 8.181 firme, è stata messa da parte in seguito all'approvazione della pregiudiziale di costituzionalità avanzata dal centrodestra, secondo cui la competenza in materia spetta al Parlamento nazionale.
Il relatore Forte (FdI) ha sottolineato che la questione è di competenza nazionale, mentre il governatore Attilio Fontana, pur votando con l'opposizione, ha ribadito la necessità di ascoltare le esigenze dei cittadini e ha auspicato un intervento legislativo a livello nazionale. La decisione del Consiglio regionale lombardo, sebbene prevedibile, ha suscitato sorpresa per la presenza di almeno tre franchi tiratori tra i 34 consiglieri contrari, tra cui lo stesso governatore Fontana.
La proposta di legge, presentata lo scorso 18 gennaio, mirava a regolamentare le procedure e i tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, un tema delicato e controverso che ha diviso l'opinione pubblica e le forze politiche. Nonostante il sostegno di oltre 8.000 cittadini, il progetto è stato bloccato dalla pregiudiziale di costituzionalità, che ha prevalso sulla discussione del merito della proposta.
Il dibattito sul fine vita, che ha visto convergere posizioni diverse da sinistra a destra, ha evidenziato la complessità e la sensibilità del tema, che richiede un intervento legislativo chiaro e condiviso a livello nazionale.




