Zazzaroni e il caso Rocchi: “Quei quattro arbitri faranno capire tutto”
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Redazione Sport
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A vent’anni esatti da Calciopoli, il calcio italiano torna a fare i conti con un’inchiesta che ne scardina le certezze più o meno apparenti. Ivan Zazzaroni, intervenendo a una trasmissione, ha risposto con una certa asciuttezza a un tifoso che, scettico, gli chiedeva se mai qualcosa cambierà davvero dopo le ultime rivelazioni sulla vicenda arbitrale. La replica del giornalista, carica di sottintesi, non lascia spazio a interpretazioni vacue: “Non cambierà nulla? Presto capirai perché vedrai i 4 arbitri…” – un’affermazione che, nella sua cripticità, rimanda direttamente al cuore dell’indagine milanese su Gianluca Rocchi, l’ex designatore che ha preferito autosospendersi piuttosto che affrontare a viso aperto la tempesta giudiziaria.
Il pm e i “giornalisti preparatissimi”
Secondo Zazzaroni, che ha costruito la propria argomentazione su quanto emerso finora dagli atti, la procura di Milano – con il pm Maurizio Ascione – avrebbe semplicemente riscoperto una prassi antica quanto il mestiere dell’arbitraggio: l’esistenza di un addetto agli arbitri per ogni società, e di figure analoghe all’interno della Federcalcio, come Pinzani e De Marco, entrambi ex fischietti. La domanda retorica che Zazzaroni rivolge ai critici più accaniti è, di fatto, una lama a doppio taglio: “Su cosa si confrontano, secondo loro? Sul tempo? O sulla qualità delle direzioni di gara?”. Con questa stoccata, il giornalista lascia intendere che i contatti tra club e designatori – tanto deprecati oggi – sarebbero in realtà fisiologici, a meno di non voler credere a una gestione tecnica affidata al puro caso.
Rocchi e il nodo delle designazioni
Più avanti, Zazzaroni aggiunge un elemento che sa di sfida: “Quando Rocchi potrà chiarire le sue designazioni, chissà come la metteranno quelli che sanno tutto”. Il riferimento è chiaro e, al contempo, volutamente nebuloso. L’ex designatore è accusato di presunte pressioni in sala Var e di scelte compiacenti – si vocifera, a favore dell’Inter – sebbene nessun dirigente del club nerazzurro risulti al momento indagato. L’avvocato Afeltra, che segue da vicino gli sviluppi, ha tenuto a precisare che “allo stato degli atti” non ci sarebbero né società né tesserati formalmente coinvolti, e che il rischio massimo – per adesso – si concentrerebbe all’interno della struttura arbitrale. Una precisazione, la sua, che spegne sul nascere i facili entusiasmi da “nuova Calciopoli”, senza però escludere colpi di scena una volta depositati tutti i fascicoli.
L’autosospensione e la voce di Pagnini
Nel frattempo, il caos mediatico cresce attorno a Rocchi, che si è visto costretto a lasciare temporaneamente il suo ruolo. Simone Pagnini, esperto arbitrale interpellato in questi giorni, ha offerto una lettura in controtendenza: per lui, l’ex designatore sarebbe stato “accusato ingiustamente”, e l’intera vicenda avrebbe i tratti di una sorta di rivalsa personale nei suoi confronti. Pagnini, le cui parole hanno fatto discutere, non entra nei dettagli delle intercettazioni o dei presunti favoritismi. Sottolinea invece come la richiesta di proroga delle indagini, avanzata dalla procura, imponga il deposito di tutti gli atti – e questo, prima o poi, costringerà le parti a prendere posizione in modo trasparente. Zazzaroni, dal canto suo, sembra già pronto a godersi lo spettacolo: quei “quattro arbitri” di cui parla, chissà se compariranno mai in un’aula di tribunale o solamente nelle cronache di chi, come lui, “qualcosa” ha già capito.




