Claudio Amendola, le lacrime per Fassari a Verissimo: "Ci è stato vicino durante le riprese"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In uno studio televisivo, di fronte alle telecamere di "Verissimo", a volte la professione cede il passo all'emozione più schietta, quella che sgorga senza preavviso quando un ricordo caro irrompe nella narrazione. È accaduto a Claudio Amendola, ospite di Silvia Toffanin nello show del 20 dicembre, mentre il discorso, inevitabilmente, convergeva verso il tanto atteso ritorno de "I Cesaroni" e, di conseguenza, verso la figura di Antonello Fassari. L'attore, scomparso il 5 aprile scorso a 72 anni per un malore cardiaco, non è più fisicamente sulla scena, ma la sua assenza, come ha dimostrato Amendola, pesa quanto una presenza ingombrante e amatissima. La fiction, che tornerà presto su Canale 5 con una settima stagione dedicata proprio a Fassari, procede senza di lui, ma per chi, come Amendola, ha condiviso anni di set, quel vuoto si fa sentire in ogni istante, trasformando la gioia del ritorno in un misto di sentimenti contrastanti e profondi.

Un'emozione che travolge il set televisivo

"Non ce la faccio a non piangere", ha detto l'interprete di Giulio Cesaroni, interrompendosi, mentre la voce gli si incrinava in modo palpabile. Quelle lacrime, però, come ha poi specificato con parole che cercavano di dare un senso al groppo in gola, non erano segno solo di dolore. "Queste sono diverse, queste sono lacrime di gioia vera", ha spiegato Amendola, tentando di delineare il paradosso di un affetto che sopravvive alla scomparsa fisica. "Perché so che si sintonizza mezz’ora prima che cominci la puntata", ha aggiunto, rivelando una convinzione intima e toccante: la certezza che Fassari, da qualche parte, segua ancora le vicende della famiglia televisiva che lo ha reso popolare come lo zio burbero. Una convinzione che, per lui, si è tramutata in percezione durante le nuove riprese: "c’è stato vicino, l’abbiamo sentito lì". Una presenza non dichiarata, ma avvertita, che ha accompagnato il lavoro sul set donando, nonostante tutto, un sorriso al ricordo.

Il ritorno di una serie e il peso di un'assenza

Il ritorno della serie, dopo oltre un decennio dall'ultima stagione, è per Amendola un evento carico di significato personale, come ha confessato a Toffanin affermando che "mi batte veramente il cuore, perché per me I Cesaroni sono importanti". Un'importanza che va ben al di là del successo di pubblico o della notorietà, radicandosi in un'esperienza umana e professionale condivisa, della quale Fassari era parte integrante. Il dolore per la perdita, dunque, non offusca la felicità del ritorno, ma vi si intreccia inestricabilmente, creando un equilibrio emotivo fragile e sincero. Di quell'amico e collega, ciò che rimane sulla scena e nella memoria dei compagni di avventura è, in ultima analisi, un'immagine semplice e luminosa: "Lui è un sorriso", ha chiosato Amendola, racchiudendo in poche parole un intero universo di reminiscenze affettuose.

Il ricordo che diventa patrimonio collettivo

Quello che emerge dal racconto di Amendola, al di là del momento di commozione televisiva, è la traccia indelebile lasciata da un artista nel tessuto di un'opera e nelle vite di chi l'ha realizzata con lui. "Di lui abbiamo un ricordo meraviglioso", ha sottolineato l'attore, offrendo al pubblico non il ritratto di un personaggio da cronaca nera, ma l'eredità viva di una complicità professionale e umana. La dedica della nuova stagione della serie all'indimenticato Fassari non è, in questo senso, un mero atto formale, ma il riconoscimento esplicito di un debito artistico ed emotivo. Un modo per tenere acceso, almeno simbolicamente, quel sorriso sul set, affinché continui a vegliare, come Amendola crede, su quelle riprese che, senza di lui, procedono comunque, portandone il nome e la memoria.

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