Pippo Baudo, la morte annunciata sul palco e i dubbi mai sopiti sulla salute

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cristina D’Avena, sul palco di un concerto, ha interrotto l’esibizione per un annuncio che ha lasciato il pubblico senza fiato: «Facciamo un applauso a Pippo Baudo, persona stupenda, che ci ha lasciato qualche minuto fa». Era sabato 16 agosto, e quelle parole, seguite da un coro di «Pippo, Pippo», hanno segnato la fine di un’epoca. Ma dietro la scomparsa del re della tv italiana – come veniva chiamato – si nascondono mesi di voci incontrollate, smentite e un alone di mistero sulle sue condizioni di salute.

Già a febbraio del 2023, diversi siti avevano diffuso la notizia di un presunto infarto, prontamente smentita dallo stesso Baudo in un’intervista al Messaggero: «Il mio nome è Baudo, Pippo Baudo. E sto bene». Una risposta netta, che però non aveva spento le speculazioni, alimentate anche da alcune foto che lo ritraevano in carrozzina, con evidenti difficoltà motorie legate a un dolore al ginocchio. L’ultimo ricovero, di cui non si è mai avuta conferma ufficiale, aveva riacceso i dubbi su un possibile peggioramento delle sue condizioni.

La sua carriera, iniziata negli anni Sessanta, lo ha visto protagonista assoluto del Festival di Sanremo, che ha condotto per tredici edizioni, un record imbattuto. Dal debutto nel 1968 alle ultime apparizioni negli anni Duemila, Baudo ha attraversato decenni di televisione, portando sul palco artisti come Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Al Bano e persino Louis Armstrong. «Creava dei classici», ha ricordato Renzo Arbore, che lo ha definito «artista unico e generoso».

Quella di Baudo non era solo una presenza televisiva, ma un pezzo di storia della Rai, quella dei tempi di Biagio Agnes, quando la tv pubblica era un’istituzione incontrastata. «Sono addoloratissimo», ha aggiunto Arbore, sottolineando il vuoto lasciato dalla sua scomparsa. Un vuoto che non riguarda solo chi ha lavorato con lui, ma chiunque abbia vissuto quegli anni in cui la televisione era ancora un rito collettivo.

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