L'illusione dei 27 miliardi e la favola del Sud locomotiva

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “La ZES unica ha generato un giro d’affari di quasi 27 miliardi”. Con questa affermazione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto tracciare, in un messaggio al Forum organizzato a Napoli, il ritratto di un Mezzogiorno ormai divenuto la nuova frontiera della crescita nazionale, un motore trainante le cui performance, secondo la narrazione ufficiale, sarebbero suffragate da record occupazionali e dall’attivazione di miliardi attraverso gli Accordi di coesione. Una visione ottimista, la sua, che si inserisce in un dibattito più ampio sul “Cambio di Paradigma”, come è stato intitolato l’evento, il quale ambisce a porsi come riferimento per il futuro dell’Italia e dell’area euromediterranea in uno scenario globale in rapida mutazione, caratterizzato dal riposizionamento delle rotte commerciali e dalla centralità strategica di energia, infrastrutture e capitale umano.

I numeri e la percezione di un ribaltamento

Proprio in questo contesto, il cambio di paradigma nella reputazione internazionale del paese e nella condizione del suo Sud avrebbe ricevuto, stando a quanto emerso dai lavori, una “conferma documentale”, fatta di numeri e testimonianze che, sebbene non dettagliatamente esposti, dipingono un quadro radicalmente capovolto rispetto al passato per “quasi tutti gli indicatori”. È un senso comune, si sostiene, che proverrebbe ormai non solo dal mondo delle istituzioni ma anche da quello dell’economia e delle accademie, il quale sancirebbe l’uscita definitiva da una cultura del piagnisteo e dell'autoflagellazione che per decenni ha caratterizzato il discorso pubblico sul Meridione. Un ribaltamento di prospettiva, questo, che trova un’eco anche nelle dichiarazioni di altri esponenti di governo, i quali parlano di “tabù” infranti, come nel caso del rating, e di un Sud che si appresta a diventare la “locomotiva della Nazione”.

Le attese del governo verso il sistema bancario

In un simile clima di rinnovata fiducia, le aspettative verso i diversi attori economici si fanno più pressanti. Il governo, stando alle ricostruzioni, è convinto di aver concesso molto al sistema bancario, il quale ora viene implicitamente chiamato a corrispondere un “contributo finanziario” al paese. Sebbene il ministro competente, Giancarlo Giorgetti, eviti di entrare nel merito specifico della futura manovra in attesa che venga formalizzata dal Capo dello Stato, il riferimento a un mutuo rapporto di scambio appare chiaro. Si delinea, senza che venga esplicitamente formulata, una sorta di richiesta di reciprocità, parafrasabile nel celebre monito di John Fitzgerald Kennedy: non chiederti cosa il paese può fare per le banche, ma cosa le banche possono fare per il paese, in un momento di presunta svolta economica.

La narrazione e i suoi pilastri

Il pilastro portante di questa costruzione narrativa rimane, in ogni caso, l’entità monumentale del giro d’affari attribuito alla Zona Economica Speciale, i cui 27 miliardi vengono branditi come prova inconfutabile di un successo ormai compiuto. Attorno a questa cifra, presentata come un dato assoluto, ruotano le argomentazioni sulla locomotiva meridionale, sulla capacità di attrarre investimenti e, non da ultimo, sulla definitiva riconfigurazione del ruolo dell’Italia nello scacchiere mediterraneo e globale. La retorica dello sviluppo, che trova in forum come questo la sua cassa di risonanza naturale, si concentra così su leve decisive come l’espansione delle reti digitali e le nuove rotte dell’energia, dipingendo un orizzonte di prosperità che, secondo i promotori, non è più un’utopia ma una realtà i cui primi, consistenti frutti sarebbero già stati colti.

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