Alex Schwazer, la NADA tedesca contesta una nuova violazione. L'atleta: «Sono innocente»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A due giorni dalla contestazione, da parte dell'agenzia antidoping tedesca NADA, di una presunta violazione delle norme in materia di doping, Alex Schwazer ha rotto il silenzio. Il marciatore altoatesino, che ha già scontato una lunga squalifica in passato, si è detto estraneo all'accusa che lo vede protagonista per una terza volta e che rischia di chiudere definitivamente la sua carriera sportiva.

La notizia, resa nota il 22 giugno, si riferisce a una competizione svoltasi a Kesterlbach, in Germania, lo scorso 26 aprile, in occasione della quale l'atleta sarebbe risultato positivo all'eritropoietina (Epo) in un test effettuato dal laboratorio di Colonia.

La difesa di Schwazer e il ruolo di Sandro Donati

In un lungo messaggio affidato ai social network, il camminatore di Vipiteno ha ribadito con forza la propria innocenza, dichiarando di non aver assunto Epo né altre sostanze proibite. Le sue priorità, in questo momento, sarebbero la famiglia, la salute e il lavoro, mentre la difesa tecnica e legale nelle more del procedimento sarebbe stata affidata al suo allenatore, Sandro Donati.

Proprio la figura di Donati, attuale riferimento della Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL) per la formazione di educatori e tecnici, è al centro di una serie di domande legate alla gestione delle evidenze del caso. Il professore, che è stato il mentore di Schwazer fino al 2016 seguendolo attraverso il lungo calvario giudiziario della precedente positività, avrebbe in custodia una controprovetta del marciatore e ha dichiarato di volerla utilizzare per fare luce sulla vicenda, alimentando il dibattito sulla trasparenza del sistema antidoping.

Il nodo delle controanalisi e la posizione della FIDAL

La ricostruzione dei fatti, per come è stata resa nota finora, evidenzia una serie di interrogativi cruciali, a partire dalle modalità di conservazione e trasporto del campione di urina che sarebbe nelle mani del professor Donati. La sua dichiarata sfiducia nei confronti dell'attuale meccanismo dei controlli e la contemporanea attività all'interno della Federazione rappresentano un paradosso che getta un'ombra sulla gestione del caso.

Il presidente della FIDAL, Stefano Mei, il direttore tecnico, Antonio La Torre, e il Consiglio federale hanno scelto la linea del silenzio, precisando che le parole dei tesserati sarebbero da considerarsi a titolo personale. La procura antidoping di NADA Italia, che ha già trasmesso gli atti alla FIDAL, attende ora gli sviluppi della vicenda mentre l'atleta ha manifestato la volontà di sottoporsi alle controanalisi solo a determinate condizioni, un ultimo tentativo per scagionarsi prima che il procedimento giudichi la sua posizione in via definitiva.

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