Le Borse europee allungano il passo in attesa della Fed, petrolio in calo dopo l’intesa Iraq-Kurdistan

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta che si è aperta sui mercati del Vecchio continente prosegue nel segno del moderato ottimismo, un’onda lunga che trae origine dai rialzi di martedì e che trova ora nuovo alimento nello spostamento del focus degli investitori, i quali hanno volto lo sguardo dalle turbolenze mediorientali – sebbene queste rimangano sullo sfondo – alle attesissime riunioni delle banche centrali in programma tra oggi e domani. Dopo una giornata, quella precedente, caratterizzata da un rimbalzo tecnico innescato da flebili speranze di una de-escalation nel conflitto che coinvolge l’Iran, Piazza Affari ha confermato il trend positivo, con il Ftse Mib che ha segnato un progresso dello 0,6% portandosi a 45.135 punti, trainato in particolare dal comparto bancario: Banco Bpm ha messo a segno un +2,3% e Mps un +2%, performance a cui si sono aggiunte quelle di Amplifon e Prysmian, entrambe in rialzo del 2,3% e del 2,2% rispettivamente. In calo, invece, Eni, che ha ceduto l’1,8%, seguita da Inwit e dalle utility Hera e Snam, queste ultime in flessione fra lo 0,8% e l’1,2%.

L’attenzione, però, è ora catalizzata altrove. Nel corso della serata americana è atteso il verdetto della Federal Reserve, l'istituto guidato da Jerome Powell, mentre domani sarà la volta della Bce di Christine Lagarde. Per entrambi gli appuntamenti, il mercato sconta con una probabilità che sfiora il 99% una conferma dei tassi d’interesse ai livelli attuali, un nulla di fatto ampiamente preventivato che tuttavia non placa l’ansia degli operatori. Ciò che i trader cercheranno di carpire, più che l’annuncio in sé, saranno le sfumature del linguaggio, le eventuali indicazioni sull’impatto che l’escalation in Medio Oriente e il conseguente rincaro dell’energia potranno avere sulle future decisioni di politica monetaria. La guerra in Iran, infatti, ha complicato non poco lo scenario, ponendo i banchieri centrali di fronte a un dilemma classico: contrastare un’inflazione che potrebbe riscaldarsi a causa del caro-petrolio o sostenere un’economia che quel conflitto rischia di raffreddare.

Il petrolio frena dopo l'accordo, ma il conflitto resta uno spettro

In controtendenza rispetto all’andamento dei listini azionari, il prezzo del greggio ha mostrato un cedimento, interrompendo – seppur parzialmente – la rincorsa al rialzo delle ultime sedute. Il motivo principale di questo arretramento è da ricercarsi nell’intesa raggiunta tra il governo iracheno e le autorità del Kurdistan, che ha sbloccato la ripresa delle esportazioni di petrolio attraverso il porto turco di Ceyhan. L’accordo, che dovrebbe consentire il flusso di almeno centomila barili al giorno, ha offerto un po’ di sollievo ai mercati, timorosi di interruzioni prolungate dell’offerta proveniente dall’area. Un respiro, però, che appare piuttosto cauto, dato che le quotazioni del Brent si mantengono comunque stabilmente al di sopra della soglia psicologica dei cento dollari al barile, un livello che non si vedeva da tempo e che testimonia quanto la tensione sia tutt’altro che rientrata.

A contribuire al calo delle quotazioni, seppur in misura minore, sono giunti anche i dati sulle scorte statunitensi: l’American Petroleum Institute ha infatti riportato un incremento dei stock di greggio negli Stati Uniti pari a 6,56 milioni di barili, un dato ben superiore alle attese degli analisti, che indica una domanda forse meno sostenuta del previsto. Nonostante questi segnali, il mercato dell’oro nero resta in bilico, in attesa di capire se l’intesa tra Baghdad e Erbil sarà effettivamente in grado di compensare i rischi ben più gravi che gravano sullo Stretto di Hormuz, il vero e proprio collo di bottiglia attraverso cui transita una fetta consistente del commercio petrolifero globale e le cui acque sono teatro di scontri e rappresaglie. Gli occhi restano puntati su Powell e Lagarde, dai cui discorsi si cercherà di capire se e come l’incertezza geopolitica modificherà i piani sui tassi.

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