Un nuovo coronavirus scoperto in Cina: il rischio di trasmissione all’uomo
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Redazione Salute
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La scoperta di un nuovo coronavirus, isolato nei pipistrelli e potenzialmente trasmissibile all’uomo, riaccende i riflettori sulla ricerca scientifica legata ai patogeni zoonotici. A renderlo noto è uno studio condotto da un team di scienziati cinesi, guidato dalla virologa Shi Zhengli, nota come “Batwoman” per il suo lavoro decennale sui coronavirus dei pipistrelli. La ricerca, pubblicata dal South China Morning Post, rivela che il virus, denominato HKU5-CoV-2, utilizza lo stesso recettore umano impiegato dal SARS-CoV-2, responsabile della pandemia di Covid-19.
Il fatto che il nuovo patogeno sia in grado di legarsi alle cellule umane, come dimostrato in laboratorio, solleva interrogativi sulla sua potenziale capacità di causare un’altra epidemia. La scoperta arriva in un momento simbolico: proprio nel quinto anniversario del primo caso di Covid-19 in Italia, quello del paziente di Codogno, e a pochi giorni dall’approvazione di un nuovo Piano pandemico che, secondo alcuni esperti, sembra privilegiare aspetti politici rispetto a quelli medico-scientifici.
Shi Zhengli, che lavora presso il Guangzhou Laboratory in collaborazione con ricercatori della Guangzhou Academy of Sciences, della Wuhan University e del Wuhan Institute of Virology, ha sottolineato che il virus è stato identificato in pipistrelli della stessa famiglia che ospitavano il SARS-CoV-2. Sebbene non ci siano prove di una trasmissione diretta all’uomo in natura, il rischio teorico esiste, soprattutto considerando la capacità del virus di adattarsi alle cellule umane.
Il professor Giovanni Rezza, esperto di malattie infettive, ha spiegato che la scoperta non deve allarmare ma richiamare l’attenzione sulla necessità di monitorare costantemente i virus zoonotici, che rappresentano una minaccia sempre presente. La capacità di un patogeno di legarsi ai recettori umani, infatti, è un primo passo verso la possibilità di un salto di specie, anche se ciò non implica automaticamente la capacità di diffondersi rapidamente o di causare malattie gravi.
La ricerca cinese, oltre a fornire nuovi dati sui coronavirus, riapre il dibattito sull’origine del SARS-CoV-2 e sulla necessità di una maggiore trasparenza nella condivisione delle informazioni scientifiche. Il laboratorio di Wuhan, dove Shi Zhengli ha lavorato per anni, è stato al centro di teorie contrastanti, alcune delle quali ipotizzano una fuga accidentale del virus. Tuttavia, non ci sono prove conclusive a sostegno di questa tesi, e la maggior parte della comunità scientifica concorda sull’origine naturale del patogeno.




