L'auto elettrica in Italia, tra incentivi e il muro della ricarica cara
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Redazione Economia
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La mobilità elettrica in Italia naviga in acque contrastanti, dove l'entusiasmo per gli incentivi all'acquisto si scontra con la realtà di un'infrastruttura di ricarica pubblica percepita come insufficiente e, soprattutto, troppo costosa. Mentre il governo ha recentemente sperimentato un boom di richieste per i contributi statali, con fondi esauriti in poche ore, un altro problema, più strutturale, si è fatto strada: garantire che possedere un'auto a batteria non diventi un lusso a causa dei prezzi dell'energia alle colonnine. Il paese, che pure vanta un settore automotive di rilievo, rischia così di rimanere indietro nella transizione ecologica, con una quota di mercato delle vetture a zero emissioni ferma a una cifra simbolica se paragonata alla media europea.
Il divario con l'Europa e la ricetta di Motus-E
Il confronto con i principali partner continentali dipinge un quadro di netto ritardo. Nei primi nove mesi del 2025, le auto elettriche in Italia hanno rappresentato appena il 5,2% delle nuove immatricolazioni, una percentuale che appare esigua se messa a confronto con la media europea, la quale si attesta sul 18,1%. Per colmare questo gap, l'associazione di settore Motus-E ha presentato un manifesto articolato in cinque punti, indicando come prioritario lo sviluppo di una rete di ricarica "estremamente densa e competitiva". L'associazione, che rappresenta gli operatori del settore, sostiene che l'interesse degli italiani per l'elettrico, palesatosi con la corsa agli incentivi, debba essere ora supportato da infrastrutture adeguate, che è necessario costruire con urgenza.
L'allarme sui costi: tariffe fuori controllo
Parallelamente alla questione quantitativa delle colonnine, emerge con forza il nodo dei prezzi. Le tariffe per la ricarica pubblica in Italia sono balzate agli onori della cronaca per essere annoverate tra le più elevate d'Europa. Dopo un periodo iniziale caratterizzato da offerte competitive e abbonamenti vantaggiosi, il costo per fare il pieno di energia è progressivamente aumentato, fino a raggiungere livelli che le associazioni dei consumatori, come Adiconsum, non esitano a definire "fuori controllo". Questo trend, se non invertito, rischia di trasformare la transizione ecologica in un privilegio per una fascia ristretta di cittadini, vanificando parzialmente gli sforzi compiuti con gli aiuti all'acquisto.
La sfida infrastrutturale oltre gli incentivi
La situazione evidenzia una criticità di fondo: gli incentivi all'acquisto, sebbene fondamentali per innescare la domanda, rappresentano solo il primo passo di un percorso più articolato. La destinazione di circa seicento milioni di euro del Pnrr, inizialmente stanziati proprio per le infrastrutture di ricarica e andati esauriti in poco più di un giorno, dimostra da un lato la fame di investimenti nel settore, ma dall'altro lascia intravedere la complessità di un passaggio che deve essere pianificato con lungimiranza. Senza un'adeguata disponibilità di punti ricarica accessibili, sia in termini di vicinanza che di costo, la diffusione di massa dei veicoli elettrici potrebbe subire una brusca frenata.




