Il gesto eroico dei poliziotti di Senigallia: massaggio cardiaco per venti minuti salva un automobilista nel Vicentino
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Redazione Interno
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Erano in viaggio verso Padova, reduci da un impegnativo servizio di scorta e sicurezza per le Paralimpiadi invernali di Cortina, quando il loro sguardo, abituato a cercare il dettaglio fuori posto, è caduto su una Ford Fiesta ferma in una posizione innaturale. Il contingente del XIV Reparto Mobile di Senigallia, intorno alle undici di martedì 17 marzo, stava percorrendo una strada provinciale all’altezza della frazione di Rosà, nel comune di Bassano del Grappa, e ha immediatamente notato quell’auto, proveniente dalla corsia opposta, che aveva terminato la sua corsa contro un palo piantato sul margine della carreggiata. I segni dell’impatto erano evidenti, e l’airbag, ormai esploso, lasciava presagire che chi fosse alla guida non si fosse semplicemente addormentato, ma avesse avuto un problema ben più serio. Due di loro, un Sovrintendente capo contingente e un Assistente Capo Coordinatore, hanno avviato una manovra che non faceva parte del loro briefing di rientro, ma che era incisa nei loro addestramenti: quella del soccorso.
Avvicinatisi al veicolo, i due agenti hanno trovato il conducente, un quarantenne di origine rumena, in condizioni critiche. L’uomo, in preda a un malore che lo aveva colto alla guida facendogli perdere il controllo del mezzo, era privo di sensi e non respirava. Mentre uno dei poliziotti contattava immediatamente il 118 per allertare i sanitari, l’altro iniziava le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Un gesto tecnico, certo, ma che in quel frangente si è trasformato in un vero e proprio atto di resistenza contro il tempo: per oltre venti minuti, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza, l’agente ha praticato le compressioni toraciche senza mai fermarsi, un lasso di tempo lunghissimo che richiede una resistenza fisica non indifferente, oltre a una ferrea determinazione. Era quello, in sostanza, l’unico modo per ossigenare il cervello e il cuore dell’uomo, in pratica per tenerlo ancorato alla vita fino all’intervento dei professionisti del 118, che poi lo hanno preso in carico per il trasporto d’urgenza all’ospedale San Bortolo di Vicenza.
Dopo aver affidato l’automobilista alle cure dei medici, i poliziotti del Reparto Mobile di Senigallia sono risaliti a bordo del loro mezzo e hanno proseguito il viaggio interrotto. La loro destinazione, la Questura di Padova, li attendeva per una tappa burocratica prima del definitivo rientro nelle Marche, ma l’eco del loro gesto li aveva già preceduti. Il Questore di Padova, Marco Odorisio, li ha voluti ricevere personalmente nel suo ufficio nel primo pomeriggio. Un incontro, quello con il Sovrintendente Michele Candito e l’Assistente Capo Coordinatore Jean Paul Marino, che ha assunto i toni di un ringraziamento istituzionale ma anche profondamente umano, tanto che il Questore ha donato loro uno stemma araldico della Polizia di Stato, realizzato a Murano, come simbolo di un gesto che andava oltre il semplice dovere d’ufficio.
Un attestato di stima che arriva fino al Presidente della Regione
La notizia del salvataggio, nel frattempo, ha iniziato a rimbalzare anche sui canali istituzionali, raccogliendo attestati di stima che hanno valicato i confini della provincia. Lo stesso Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha voluto esprimere pubblicamente la propria riconoscenza verso i due agenti, sottolineando come la loro prontezza abbia scongiurato quella che, con ogni probabilità, sarebbe stata una tragedia. Nel suo intervento, il presidente ha evidenziato un aspetto particolare, e cioè che i poliziotti hanno praticato le manovre di rianimazione per venti minuti filati, un dato che testimonia non solo la preparazione professionale ma anche una determinazione e un'umanità che vanno al di là di quanto il loro ruolo strettamente preveda. Un elemento, questo, reso ancora più significativo dal contesto: gli agenti non erano in servizio operativo in quel momento, ma stavano semplicemente tornando a casa dopo aver concluso un incarico logorante come quello per le Paralimpiadi, dimostrando come lo spirito di servizio, in certi individui, non venga mai meno, nemmeno quando la divisa è appesa e si è, di fatto, cittadini in viaggio come tanti altri.




