Elena Grassi, la studentessa che non ha esitato: massaggio cardiaco per salvare una donna a Milano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’autista di un autobus, alla stazione di Sesto San Giovanni, scende dal mezzo e inizia a gridare, chiedendo aiuto in modo disperato perché qualcuno, lì vicino, sta morendo. Una scena da incubo urbano, di quelle che spesso paralizzano i presenti, trasformando la folla in uno spettatore muto e impotente. Ma giovedì 4 marzo, in quel crocevia della periferia milanese, la reazione è stata diversa. A farsi avanti, senza esitazione, è stata Elena Grassi, una studentessa universitaria di ventitré anni, originaria di Recanati, iscritta al terzo anno del corso di laurea in Tecniche di radiologia medica presso l’Università Politecnica delle Marche.

La giovane, che si trovava in attesa di una coincidenza per andare a trovare un’amica, si è imbattuta in una scena drammatica: una donna di circa sessantacinque anni, accasciata a terra, in arresto cardiocircolatorio. Mentre altri, probabilmente, si chiedevano cosa fare o speravano che qualcun altro intervenisse, Elena ha scavalcato la paura. «Mi sono guardata attorno e non c’era nessuno che si stava avvicinando. Quindi non ho avuto esitazioni», ha raccontato in seguito. Quella mancanza di esitazione, in realtà, affonda le radici in una preparazione tecnica precisa: durante il primo anno di università, la ragazza aveva frequentato un corso obbligatorio Blsd, l’acronimo che sta per Basic Life Support and Defibrillation, imparando le manovre fondamentali per sostenere le funzioni vitali in attesa dei soccorsi avanzati.

Per quindici lunghissimi minuti, alternandosi forse con un altro ragazzo presente ma visibilmente più agitato, Elena ha praticato il massaggio cardiaco. La scena, per quanto concitata, è stata guidata a distanza dagli operatori del 118, che al telefono coordinavano le operazioni. A un certo punto, qualcuno è riuscito a portare un defibrillatore, e la studentessa, forte delle sue conoscenze, ha contribuito all’utilizzo dello strumento, applicando quattro scariche che hanno letteralmente ricominciato a far battere il cuore della signora prima dell’arrivo dell’ambulanza. La donna, ormai stabilizzata e in via di ripresa, era stata trasportata d’urgenza all’ospedale San Raffaele, dove le cure del caso le hanno salvato definitivamente la vita.

La chiamata alle coscienze di Alberto Zangrillo: “Merita l’Ambrogino”

La notizia del gesto eroico è rimbalzata velocemente fino al nosocomio milanese, dove la signora è stata presa in carico. A dare ulteriore risalto alla vicenda ci ha pensato Alberto Zangrillo, il noto primario del reparto di Anestesia e Rianimazione Generale del San Raffaele, che ha scelto i suoi canali social per commentare l’accaduto, definendolo un esempio luminoso di senso civico e responsabilità. In un video pubblicato su Instagram, Zangrillo ha sottolineato come quella donna sia stata salvata da una giovane che, sulla strada, ha incarnato quello che tutti, nel profondo, vorremmo che i nostri ragazzi facessero: intervenire, mettersi in gioco, usare la testa e le mani per il bene comune. Non si è trattato solo di elogi, però, perché il primario ha lanciato una proposta precisa e provocatoria, auspicando che il Comune di Milano conferisca ad Elena Grassi l’Ambrogino d’oro, la massima onorificenza cittadina, per il coraggio dimostrato e per il valore esemplare della sua azione.

L’importanza di saper fare: dalla teoria all’emergenza vissuta sul bus

La vicenda della studentessa marchigiana, finita sotto i riflettori dopo la pubblicazione di un articolo che ne ricostruiva la giornata, riaccende inevitabilmente il dibattito sull’importanza della formazione al primo soccorso. Elena stessa, raccogliendo la notorietà improvvisa con un certo imbarazzo – «Ho fatto solo il mio dovere», ha dichiarato – ha voluto usare la visibilità per lanciare un messaggio chiaro ai suoi coetanei e non solo. Sapere cosa fare quando il cuore smette di battere, ha spiegato, non è una competenza da specialisti, ma un bagaglio che dovrebbe essere diffuso capillarmente, a partire dalle scuole dell’obbligo, passando per le università e arrivando ai luoghi di lavoro. Una consapevolezza, la sua, nata da un corso che aveva quasi dimenticato, ma che all’occorrenza è riemersa nitida, permettendole di trasformare una tragedia annunciata in una storia a lieto fine, dove la differenza tra la vita e la morte è stata una questione di minuti e di mani che non hanno tremato.

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