Zelensky annuncia nuovi incontri, mentre la pressione russa logora il fronte ucraino
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Redazione Esteri
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Il presidente Volodymyr Zelensky, nel consueto discorso alla nazione, ha dichiarato che Kiev si sta attivando per una serie di incontri diplomatici in programma “la prossima settimana”, lasciando intendere che l’appuntamento, di cui si era parlato, tra le delegazioni di Ucraina e Russia ad Abu Dhabi non sembra più nell’agenda immediata. “Siamo in costante contatto con la parte americana”, ha precisato Zelensky, “e attendiamo che ci fornisca dettagli sui prossimi incontri”, ribadendo la disponibilità a collaborare in qualsiasi formato di lavoro utile. Le parole del leader ucraino arrivano in un momento di grande tensione operativa, mentre la macchina da guerra russa intensifica la sua azione di logoramento, una strategia che, dopo anni di conflitto, mette a dura prova la resilienza delle difese nazionali.
Il martellamento sistematico sulle infrastrutture critiche
Solo nel mese di gennaio, come ha denunciato lo stesso presidente, il territorio ucraino è stato colpito da un volume impressionante di fuoco nemico: oltre seimila droni d’attacco, circa cinquemilacinquecento bombe aeree guidate e centocinquantotto missili di vario tipo hanno piovuto sul paese. Praticamente tutti questi attacchi, un numero che dà la misura di un’offensiva metodica e pianificata, hanno preso di mira il settore energetico, le ferrovie e le infrastrutture critiche, ossia tutto ciò che, nelle retrovie, sostiene la vita quotidiana della popolazione e lo sforzo bellico. In molte regioni, di conseguenza, sono in corso lavori di riparazione continui, uno sforzo immane per cercare di tamponare danni che si rinnovano quasi quotidianamente e che prosciugano risorse già scarse.
La difesa stremata su un fronte troppo esteso
La pressione militare russa, che si concentra con particolare veemenza nelle regioni di Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk, costringe l’esercito ucraino a coprire un arco di fronte che si estende per oltre milleduecento chilometri. Una linea così ampia, tenuta da uomini stremati da anni di combattimenti, presenta inevitabilmente dei punti deboli. La metafora utilizzata dagli analisti è quella di una diga, eretta per contenere l’avanzata del nemico, che dopo quattro anni di sollecitazioni violente rischia di cedere in più punti. Le risorse, siano esse munizioni, sistemi di difesa aerea o, soprattutto, soldati freschi da schierare in trincea, non sono infinite, e l’impossibilità di contrastare efficacemente ogni singola azione offensiva russa apre varchi pericolosi nella tenuta complessiva dello schieramento.
La diplomazia come complemento alla resistenza sul campo
In questo contesto di pressione costante, l’attesa di Zelensky per “indicazioni specifiche” dalla parte americana riguardo ai futuri colloqui assume un significato che va al di là della mera agenda diplomatica. Gli incontri, che il presidente definisce “trilaterali” senza però scendere nel dettaglio dei partecipanti, rappresentano un canale essenziale per assicurarsi quel supporto internazionale senza il quale la resistenza militare ed economica del paese diventerebbe insostenibile. La prossima settimana potrebbe quindi essere cruciale non solo per i possibili sviluppi negoziali, ma anche per definire gli aiuti concreti che consentiranno all’Ucraina di continuare a reggere l’urto di un avversario che punta chiaramente a sfiancarne le capacità difensive, colpendo sia il fronte che le retrovie con una ferocia sistematica.




