L’attacco ucraino all’aviazione strategica russa e le nuove escalation nel conflitto
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Redazione Esteri
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A due giorni dall’operazione condotta con droni FPV contro le basi dell’aviazione strategica russa, è possibile confermare che solo due degli obiettivi colpiti – Olenya, nell’oblast’ di Murmansk, e Belaya, in quella di Irkutsk – hanno subito danni significativi ai velivoli. Sebbene Kiev avesse inizialmente parlato di cinque strutture attaccate, i risultati concreti sembrano limitarsi a queste due, a migliaia di chilometri dal fronte. L’Sbu, il servizio segreto ucraino, aveva definito l’operazione Spider Web come un colpo durissimo alla capacità missilistica russa, stimando in 7 miliardi di dollari i danni inflitti e rivendicando la distruzione di 41 bombardieri strategici. Tuttavia, fonti indipendenti restano caute, e Mosca non ha ancora rilasciato un bilancio ufficiale.
Nel frattempo, la guerra continua a mietere vittime anche lontano dalle linee del conflitto. Nella regione di Kharkiv, un raid russo ha colpito il villaggio di Chistovodovka, uccidendo almeno due civili e ferendone altri tre. Poche ore dopo, un attacco ucraino nel centro di Sumy ha provocato tre morti e diversi feriti, in un’ulteriore dimostrazione di come la spirale di violenza si estenda ormai ben oltre i campi di battaglia.
Quello che emerge con chiarezza è la capacità ucraina di portare la guerra in profondità nel territorio avversario. Oltre all’attacco alle basi aeree, martedì 3 giugno le forze di Kiev hanno danneggiato per la terza volta il ponte di Crimea, infrastruttura simbolo dell’annessione russa del 2014 e nodo logistico cruciale. Un’operazione che, insieme ai raid in Siberia, dimostra come l’Sbu sia ormai in grado di colpire obiettivi che la Russia considerava al sicuro.




