La flotta aerea russa perde il 10% dei suoi bombardieri in un solo giorno: l’attacco ucraino che ha smascherato Mosca
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Redazione Esteri
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Il rapporto pubblicato il 3 giugno dallo Stato maggiore delle Forze armate ucraine ha rivisto al rialzo il numero di aerei russi distrutti o gravemente danneggiati durante l’operazione Tela di ragno, portando a 12 i velivoli colpiti. Tuttavia, incrociando i dati con le analisi di ricercatori osint, le immagini satellitari diffuse nei briefing di intelligence e le ultime foto Maxar, il bilancio appare più pesante: almeno 13 bombardieri a lungo raggio, tra cui nove Tu-95MS e quattro Tu-22M3, sono stati messi fuori combattimento. Un colpo durissimo per Mosca, che in poche ore ha visto svanire quasi un decimo della sua flotta strategica.
L’attacco, portato a termine da droni ucraini nella notte tra il 1° e il 2 giugno, ha svelato una vulnerabilità inattesa nel sistema di difesa russo. Nonostante l’apparato di sicurezza del Cremlino – con i suoi 370.000 effettivi della Rosgvardiya e le migliaia di agenti dell’Fsb – sia strutturato per reprimere ogni dissenso interno, si è dimostrato incapace di prevenire un’operazione ben coordinata. Le basi colpite, alcune a migliaia di chilometri dal fronte, erano considerate sicure, eppure i droni di Kyiv hanno superato indenni radar e contraerea.
La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha bollato i colloqui di Istanbul come un mero strumento per accelerare la "vittoria inevitabile" della Russia, aggiungendo che non ci sarà spazio per trattative se non sulla resa incondizionata di Kyiv. Intanto, dalle fonti vicine al Cremlino riecheggiano minacce di ritorsioni "senza esclusione di colpi", incluso l’uso di armi nucleari tattiche. Sergei Markov, analista politico filogovernativo, ha paragonato l’attacco ucraino a Pearl Harbor, dipingendolo come un casus belli che giustificherebbe una risposta senza precedenti.




