Droni nascosti in casette di legno: l’attacco ucraino che ha colpito la Russia alle spalle

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Alla vigilia dei negoziati di Istanbul, la Russia ha subito quello che alcuni hanno già definito il suo Pearl Harbor: un attacco improvviso e devastante, preparato nei minimi dettagli dall’intelligence ucraina e portato a termine con una precisione che ha lasciato Mosca senza difese. A differenza dell’assalto alla base americana del 1941, però, questa volta il Cremlino era già in guerra, eppure non è riuscito a prevedere né a fermare l’offensiva.

L’operazione, battezzata «Ragnatela» dalla Sbu – i servizi segreti di Kiev –, era in fase di preparazione da almeno diciotto mesi. E se nelle prime ore si era parlato solo di incursioni limitate, il quadro è diventato presto chiaro: l’Ucraina ha colpito simultaneamente quattro basi aeree russe, distruggendo o danneggiando almeno 41 bombardieri strategici, tra cui i temibili Tu-95 «Orso» e i Tu-22m3, oltre a velivoli di sorveglianza A-50, equivalenti agli Awacs occidentali. Tra gli obiettivi, anche l’aeroporto di Belaya, in Siberia orientale, a migliaia di chilometri dal fronte.

La tecnica utilizzata è stata tanto semplice quanto efficace: droni kamikaze nascosti all’interno di casette di legno montate su camion, trasportati fino alle vicinanze delle installazioni militari senza destare sospetti. Un metodo che ha permesso di eludere i sistemi di difesa russi, rivelatosi incapaci di intercettare la minaccia prima che fosse troppo tardi.

Volodymyr Fesenko, direttore del centro analisi «Penta» e tra i politologi più ascoltati in Ucraina, ha sottolineato che l’operazione non era legata ai negoziati di Istanbul. «È una dimostrazione dell’efficacia dei metodi asimmetrici della resistenza ucraina», ha spiegato. «Il messaggio è chiaro: a ogni minaccia, abbiamo una risposta».

Sul piano diplomatico, l’attacco arriva in un momento delicato, mentre il presidente Zelensky continua a respingere qualsiasi accordo che non preveda il ritiro delle truppe russe dai territori occupati. E se da una parte Mosca ha cercato di minimizzare i danni, la portata dell’operazione lascia pochi dubbi: Kiev ha dimostrato di poter colpire in profondità, infliggendo perdite significative a un avversario che, nonostante la superiorità numerica, si è rivelato vulnerabile.

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