Attacco ucraino all’aviazione strategica russa e nuovo colpo al ponte di Kerch: Mosca minimizza, ma la tensione sale
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Redazione Esteri
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A due giorni dall’audace operazione ucraina con droni FPV contro le basi dell’aviazione strategica russa, è possibile confermare che solo due degli obiettivi colpiti – Olenya, nell’oblast’ di Murmansk, e Belaya, in quello di Irkutsk – hanno subito danni significativi ai velivoli. Le altre tre basi attaccate, nonostante i tentativi, sembrano aver evitato perdite rilevanti. Intanto, un nuovo e più eclatante attacco ha scosso la Crimea: nella notte tra il 2 e il 3 giugno, i servizi segreti ucraini hanno fatto esplodere 1.100 chili di esplosivo plastico alla base di uno dei piloni del ponte di Kerch, simbolo dell’annessione russa della penisola.
Le immagini diffuse dall’Sbu mostrano il momento dell’esplosione, che ha interrotto il traffico sul corridoio strategico per le truppe di Mosca. Il Cremlino ha cercato di sminuire l’accaduto, definendo i danni «modesti» e assicurando che il flusso verrà ripristinato dopo le verifiche. Tuttavia, la reazione non si è fatta attendere: Dmitry Medvedev, già presidente e ora figura di spicco nell’entourage del Kremlin, ha parlato di «rappresaglia inevitabile», senza però specificare tempi o modalità.
Mentre la delegazione ucraina, guidata da Andriy Yermak, è atterrata a Washington per discutere con gli omologhi statunitensi il rafforzamento delle sanzioni e il sostegno militare, sul fronte orientale le città di Sumy e Kharkiv sono state nuovamente prese di mira dall’artiglieria russa. Parallelamente, a Istanbul si è chiuso il secondo round negoziale tra Russia e Ucraina, conclusosi senza progressi sulla tregua ma con un accordo per lo scambio di prigionieri e la restituzione di corpi.




