L’attacco ucraino all’aviazione strategica russa: conferme e sviluppi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A due giorni dall’operazione condotta con droni FPV contro le basi dell’aviazione strategica russa, è possibile confermare buona parte delle informazioni circolate nelle prime ore. Sebbene cinque strutture siano state colpite, solo quelle di Olenya, nell’Oblast’ di Murmansk, e di Belaya, in Siberia, hanno subito danni materiali agli aerei. Un risultato significativo, che dimostra come Kiev sia in grado di portare la guerra in profondità nel territorio avversario, colpendo obiettivi a migliaia di chilometri dal fronte.

L’attacco, pianificato nei minimi dettagli e condotto con mezzi relativamente semplici, ha sorpreso Mosca, abituata a considerare le proprie retrovie al sicuro. Che i servizi ucraini abbiano agito senza il supporto diretto occidentale – come sottolineato con orgoglio da fonti di Kiev – rappresenta un messaggio politico oltre che militare, soprattutto dopo le recenti tensioni con Washington. «You don’t have the cards», avrebbe urlato Trump a Zelensky nello Studio Ovale, ma la risposta ucraina è arrivata sul campo, senza bisogno di discorsi.

Parallelamente, un’altra operazione ha segnato un nuovo colpo all’infrastruttura russa: il ponte di Crimea, già più volte danneggiato, è stato nuovamente preso di mira, questa volta con un’azione preparata nei mesi scorsi attraverso il minamento dei piloni. Un’ulteriore dimostrazione di come l’intelligence ucraina stia lavorando con metodo, scegliendo obiettivi simbolici e strategici insieme.

Dal Cremlino, intanto, arrivano reazioni misurate ma non meno preoccupanti. Dmitrij Medvedev ha parlato di «inevitabile rappresaglia», mentre la proposta statunitense di un vertice a tre tra Trump, Putin e Zelensky è stata categoricamente esclusa da Mosca. Quanto alla situazione militare, il portavoce del governo russo ha avvertito che «è sbagliato aspettarsi una svolta in tempi rapidi», un’ammissione implicita della complessità del conflitto.

Quello che emerge, al di là delle dichiarazioni, è un conflitto sempre più asimmetrico, in cui Kiev – pur in inferiorità numerica e di mezzi – continua a infliggere perdite significative, costringendo Mosca a rivedere le proprie strategie. Se gli attacchi alle basi aeree hanno ridotto, almeno temporaneamente, la capacità offensiva russa, il ponte di Crimea rimane un bersaglio prioritario, simbolo di un’annessione mai riconosciuta dalla comunità internazionale.

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