Kiev e Odessa sotto i bombardamenti, mentre i colloqui di pace restano bloccati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Ucraina ha vissuto una delle notti più drammatiche dall’inizio dell’invasione russa, con un attacco massiccio che ha lasciato dietro di sé almeno 17 morti a Kiev e un’altra vittima a Odessa, oltre a un centinaio di feriti. Quattrocentoquaranta droni, tra cui 280 kamikaze, e 33 missili – due dei quali ipersonici – sono stati lanciati dalle forze di Mosca, colpendo non solo obiettivi militari ma anche aree civili, in quello che il governo di Volodymyr Zelensky ha definito «un atto di puro terrorismo». Il Cremlino, dal canto suo, ha giustificato l’offensiva come un’operazione mirata contro il «complesso militare-industriale» ucraino, senza però fornire prove concrete a sostegno di questa tesi.

La violenza degli scontri arriva in un momento di stallo nei negoziati di pace, con Mosca che ha respinto la proposta di tregua «incondizionata» avanzata da Kiev e sostenuta dagli alleati europei. Le richieste russe, definite dall’Ucraina come un «ultimatum», sembrano allontanare ulteriormente la possibilità di un accordo, mentre Zelensky si prepara a discutere con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump – in occasione del vertice del G7 in Canada – dell’acquisto di nuovi armamenti. Un incontro cruciale, considerato che Washington ha recentemente imposto limiti alle operazioni ucraine, chiedendo di evitare attacchi alle infrastrutture petrolifere russe per non destabilizzare il mercato energetico globale. Una richiesta che due alti funzionari di Kiev hanno confermato, segnando il primo riconoscimento ufficiale di una linea rossa tracciata dall’amministrazione americana.

Intanto, la situazione sul campo resta critica. L’attacco notturno, iniziato in serata e protrattosi fino alle 8.30 del mattino, ha trasformato le strade di Kiev in un inferno di detriti e fiamme, con interi edifici ridotti in macerie e ospedali costretti a lavorare a pieno regime. Odessa, già martoriata da mesi di bombardamenti, ha subito nuovi danni, aggravando una crisi umanitaria che sembra non conoscere fine. Zelensky, nel denunciare l’escalation, ha ribadito che Putin «non è un mediatore, ma un terrorista», sottolineando come la comunità internazionale non possa permettersi di voltare le spalle a un conflitto che continua a mietere vittime innocenti

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