Donato Lattarulo alla guida del comitato di Futuro Nazionale a Galatina, nel Nordest il generale raccoglie i delusi del centrodestra
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Redazione Interno
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È un movimento che, seppur giovanissimo, prova a tessere la sua tela su due fronti geograficamente distanti ma accomunati dallo stesso malcontento verso le forze di maggioranza. Nel Salento, precisamente a Galatina, è stato ufficializzato il comitato costituente territoriale del movimento politico Futuro Nazionale, fondato dal generale Roberto Vannacci. A capo di questa nuova realtà locale è stato chiamato Donato Lattarulo, il quale ha ricevuto il compito – come si legge nella nota diramata dagli uffici stampa – di costruire e coordinare una squadra in grado di incidere sulla vita del territorio. Lattarulo, che ha espresso il proprio orgoglio nel poter contribuire alla nascita del comitato, ha sottolineato come sia necessario riportare al centro del dibattito valori che definisce "smarriti dalle varie sigle di centrodestra", come identità e coraggio, aprendo di fatto le porte a tutti coloro che intendono aderire al progetto.
L’effetto Vannacci sul Veneto e la “disaffezione” verso Lega e FdI
Se nel Sud si procede con la strutturazione degli organi periferici, nel Nordest il fenomeno assume i contorni di una migrazione politica che preoccupa gli alleati di governo. A San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona, il generale ha incontrato una folla di sostenitori che i responsabili locali stimano in oltre mille presenze, molti dei quali hanno ufficialmente abbandonato la Lega o Fratelli d’Italia per abbracciare la nuova creatura politica. Tra loro spiccano nomi noti del panorama regionale, come quello di Andrea Bassi, ex consigliere che ha militato prima con la Lega Nord e poi con Fratelli d'Italia; lo stesso Bassi non ha usato mezzi termini nel definire "un partito di plastica" la formazione guidata da Giorgia Meloni, lamentando la mancanza di spazio per chi non proviene dalla tradizione del Msi. A queste critiche si aggiungono quelle di Mariangelo Foggiato, il quale, pur apprezzando l'entusiasmo degli inizi che ricorda la Lega delle origini, non nasconde un certo scetticismo sulla deriva "di manovra" dei partiti tradizionali.
La macchina organizzativa: adesioni e ingressi illustri in vista del congresso di Roma
La macchina organizzativa del partito, in vista del congresso nazionale previsto per giugno nella capitale, sta mostrando una capacità di attrazione trasversale che va oltre il semplice malcontento di base. A livello nazionale, i numeri forniti dallo stesso Vannacci parlano di 23mila iscritti raggiunti in soli quaranta giorni dalla partenza delle operazioni di tesseramento. Non mancano i colpi a effetto: dalla Liguria, ad esempio, arriva la conferma dell’adesione di Giulio Ambrosini, un tempo segretario provinciale della Lega e militante storico del Carroccio. Ambrosini ha giustificato la sua scelta evocando la metafora delle "scarpe strette", sostenendo che l’Italia attuale gli ricorda il periodo della Rivoluzione Francese, una sorta di "palude" dominata dal politicamente corretto. Sebbene l'entusiasmo sembri dilagare tra i banchetti, l'evento veronese non è stato esente da tensioni: un gruppo di attivisti ha tentato di contestare la presenza del generale, provocando una reazione ironica da parte dell'europarlamentare che ha rivendicato il "sacrosanto diritto di difendersi".
Dal Salento al Nordest, la costruzione del consenso in vista delle prossime sfide
Non si tratta, dunque, di un fenomeno meramente localizzato. Se Donato Lattarulo getta le fondamenta nel cuore del Salento, nel Veneto il coordinamento è stato affidato all'ingegnere vicentino Guido Giacometti, mentre il consigliere regionale Stefano Valdegamberi (passato ufficialmente al Gruppo Misto) funge da collante per gli ex esponenti del centrodestra. Il referendum interno al movimento sembra premiare una linea chiara: la volontà di presentarsi come interlocutore naturale del centrodestra, ma senza rinunciare alla propria autonomia. La "barra dritta" invocata dal generale è un richiamo esplicito a quelle fasce di elettorato che ritengono l'attuale esecutivo troppo morbido su temi come la sicurezza e la sovranità nazionale. Mentre la politica ufficiale si confronta con complesse cabine di regia, Futuro Nazionale sceglie la strada opposta: quella del radicamento capillare, passando per le birre della Pedavena piuttosto che per i calici del Vinitaly, intercettando un malessere che, al momento, sembra trovare nel generale il suo principale megafono.




