Harvard, giudice blocca il giro di vite sugli stranieri
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Redazione Esteri
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Il braccio di ferro tra Donald Trump e l’Università di Harvard, uno dei più duri e senza precedenti negli ultimi anni, si è temporaneamente congelato grazie all’intervento di un giudice federale di Boston, che ha sospeso il divieto – voluto dall’amministrazione americana – di iscrivere studenti stranieri nel prestigioso ateneo. La decisione, che resterà in vigore almeno fino al 29 maggio, data della prossima udienza, rappresenta una battuta d’arresto nella strategia del presidente americano, che aveva puntato i riflettori sull’ateneo dopo le recenti proteste contro Israele.
«La bomba è esplosa proprio in seguito a quelle contestazioni», commenta Carlo Alberto Giusti, rettore dell’Università Link di Roma, raggiunto telefonicamente mentre si trova negli Stati Uniti. «Trump», aggiunge, «si è presentato ancora una volta come paladino della classe popolare, ma questa volta il bersaglio è il mondo accademico, che considera spesso in opposizione alle sue politiche». Una lettura che Valerio De Cesaris, analista politico, contesta: «Ridurre le università a un fronte ideologico è un semplicismo. La questione è più complessa e riguarda l’autonomia delle istituzioni educative».
Intanto, Harvard ha risposto con un’azione legale, sostenendo che il provvedimento lede la libertà di espressione e minaccia la sua identità. «Senza i suoi studenti internazionali», hanno argomentato gli avvocati dell’ateneo, «Harvard non è Harvard». La giudice Allison Burroughs, chiamata a valutare la richiesta, ha concesso una tregua, salvando di fatto anche le imminenti cerimonie di laurea, previste tra il 27 e il 29 maggio.




