Il nodo Mondiali 2026: Zampolli rilancia, «l’Italia ha più del 50% di chance»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La finestra sulla quale si affaccia la Nazionale italiana, quella che dà su un improbabile ma non impossibile ripescaggio ai Mondiali del 2026, torna a illuminarsi per un attimo. Paolo Zampolli, che da inviato speciale per le partnership globali del presidente degli Stati Uniti Donald Trump – ruolo di cui si è parlato molto negli ultimi mesi senza che mai venissero forniti dettagli operativi precisi – ha deciso di alzare la posta. Intervenuto nel corso della trasmissione “La Politica nel Pallone” di Emilio Mancuso su Rai Gr Parlamento, Zampolli ha risposto senza esitazioni a una domanda che, in fondo, molti tifosi si pongono ormai da settimane: «Che percentuale c’è per la partecipazione dell’Italia ai Mondiali? Penso più del 50%». Un dato, questo, che scolpisce una convinzione piuttosto che un calcolo statistico.

Il “double down” che arriva dal blackjack e l’insistenza sulla sostituzione dell’Iran

Zampolli non è nuovo a uscite del genere, anzi: l’idea di un ripescaggio azzurro era già emersa nei giorni scorsi, quando aveva ipotizzato – alcuni avevano sorriso, altri avevano alzato un sopracciglio – che l’Italia potesse prendere il posto dell’Iran. Quest’ultimo, va ricordato, non ha mai formalmente rinunciato alla partecipazione, malgrado il conflitto in corso tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti (proprio una delle tre nazioni che ospiteranno il torneo insieme a Canada e Messico). Eppure Zampolli raddoppia, usando un’espressione che negli Stati Uniti chiamano “double down”, mutuata dal blackjack: se ci credi, rilanci. E lui ci crede eccome, tanto da parlare di probabilità maggiori della metà.

La suggestione di Seattle e la pressione informale sulla Fifa

A rendere meno effimero il tutto, o quantomeno pittoresco, ci ha pensato anche un gesto simbolico: «Benvenuta Italia» avrebbero scritto idealmente a Seattle, dove nelle scorse settimane è circolata l’immagine di un benvenuto riservato agli azzurri – al posto, ancora una volta, della rappresentativa iraniana. Non c’è alcuna comunicazione ufficiale della Fifa, sia chiaro, né tantomeno un passo indietro di Teheran. Ma la voce di un possibile ripescaggio, alimentata dal giorno stesso dell’eliminazione italiana dalle qualificazioni, non ha mai smesso di ronzare nell’aria. Zampolli, da italiano trapiantato in un’amministrazione potentissima, ha fatto di questa battaglia una crociata personale con il presidente della Fifa Infantino, cercando di convincerlo laddove la logica sportiva direbbe che i giochi siano chiusi.

Il contesto geopolitico e la posizione iraniana sul tavolo

Sullo sfondo, certo, c’è un conflitto che tiene banco ogni giorno nelle cronache internazionali, e l’Iran finisce inevitabilmente al centro di valutazioni che superano il campo da calcio. La Repubblica Islamica non ha però manifestato alcuna intenzione di ritirarsi, dunque ogni discorso sul ripescaggio resta, per il momento, confinato nel regno delle provocazioni (o delle speranze, a seconda del punto di vista). Zampolli però insiste, e lo fa con i numeri: più del cinquanta per cento, dice. Una percentuale che non trova riscontro in alcun regolamento Fifa, ma che ha il merito – se così si può dire – di tenere accesa una fiammella, magari minima, attorno a un cantiere mondiale che si aprirà tra poco più di un anno.

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