Leone XIV: «La pena di morte è inammissibile»
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Redazione Esteri
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Papa Leone XIV è tornato a pronunciarsi contro la pena di morte, definendola «inammissibile». Il monito arriva mentre negli Stati Uniti infiamma la polemica per l'annuncio del Pentagono di voler trasmettere in diretta streaming l'esecuzione di Nidal Malik Hasan, l'ex maggiore dell'esercito condannato per la strage di Fort Hood del 2009.
Il messaggio del Pontefice
Nel giorno della Giornata mondiale contro la pena di morte, il Pontefice ha affidato al suo account X un messaggio inequivocabile: «La pena di morte è inammissibile perché attenta all'inviolabilità e dignità della persona». Leone XIV ha aggiunto che «il bene comune può essere tutelato e i requisiti della giustizia possono essere salvaguardati senza ricorrere alla pena capitale», ricordando come siano stati messi a punto «sistemi di detenzione efficaci, che proteggono i cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi».
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La condanna della Santa Sede
Il messaggio del Papa giunge dopo le dure prese di posizione del Vaticano. Il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha definito «inaccettabile» e «incomprensibile» la decisione di trasformare la morte in uno spettacolo, mentre l'arcivescovo Paul Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha parlato di «barbara promozione di una cultura di morte», pur ribadendo che gli atti di Hasan non possono in alcun modo essere giustificati.
La condanna dell'ex maggiore
Nidal Malik Hasan, ex psichiatra dell'esercito statunitense, è stato condannato a morte nel 2013 per aver aperto il fuoco il 5 novembre 2009 presso il centro di smistamento del Fort Hood, in Texas. Nell'attacco rimasero uccise tredici persone e oltre trenta ferite; l'uomo rimase paralizzato dopo essere stato colpito da un agente di polizia civile intervenuto sul posto.
Durante il processo Hasan scelse di difendersi da solo e non negò mai le accuse, dichiarando di aver preso di mira soldati in partenza per l'Afghanistan, Paese coinvolto in quella che definì una «guerra illegale».
La polemica sulla diretta streaming
L'esecuzione, approvata dal presidente Donald Trump su raccomandazione del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, è fissata per il 3 dicembre a Fort Hood. Proprio Hegseth aveva annunciato l'intenzione di rendere pubblico il momento della morte: «Faremo in modo che la gente possa vederla. Che sia pubblica. Perché le persone devono capire che ci sono gravi conseguenze per questo tipo di azioni», aveva dichiarato in un'intervista al podcaster Jack Posobiec. La decisione ha suscitato critiche bipartisan.
Il senatore repubblicano Thom Tillis l'ha definita «oltre ogni limite di disgusto», mentre il democratico Chris Murphy ha parlato di un ritorno a pratiche «medievali».
I precedenti e la posizione di Leone XIV
Se l'esecuzione di Hasan dovesse essere portata a termine, si tratterebbe della prima esecuzione militare negli Stati Uniti dal 13 aprile 1961, quando il soldato semplice John A. Bennett fu impiccato dopo essere stato condannato per stupro e tentato omicidio. La posizione di Leone XIV sulla pena capitale non è una novità.
Nato a Chicago nel 1955, Robert Francis Prevost è il primo Pontefice statunitense della storia e già nel 2011, quando l'Illinois si apprestava ad abolire la pena di morte, inviò un messaggio di ringraziamento al governatore Pat Quinn per quella che definì una «decisione coraggiosa». Nel 2015 aveva scritto su Twitter: «È tempo di porre fine alla pena di morte».
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