Il tifoso ferito dal petardo di Cremona in prognosi riservata, la diga dura del Viminale
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Redazione Sport
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Le condizioni del quarantenne romagnolo, membro di un club interista, rimangono critiche dopo il gravissimo episodio che ha segnato Cremonese-Inter, il cui bilancio – tra lo spavento del portiere Emil Audero e le gravissime lesioni riportate dall’uomo – appare ogni ora più severo. Trasferito dall’ospedale di Cremona a quello di Modena, dove sarà sottoposto a una serie di interventi chirurgici alla mano, l’uomo è stato identificato e denunciato a piede libero dalle forze dell’ordine, che lo hanno trovato in possesso di un petardo e di alcuni fumogeni; secondo la ricostruzione degli inquirenti, proprio nel gesto di lanciare l’ordigno, destinato a esplodere a pochi metri dal giocatore, si sarebbe provocato le ferite che ora lo costringono a un delicato percorso medico.
Le parole di Audero e il peso dell'accaduto
Emil Audero, riprendendo le forze dopo lo choc, ha descritto il momento dell’impatto come “una martellata all’orecchio”, sottolineando con una domanda tanto semplice quanto drammatica l’assurdità del gesto: “Perché?”. Il portiere, che ha deciso di non abbandonare il campo nonostante lo stordimento, ha confessato di portare ancora addosso le conseguenze della paura, una tensione fisica che “ti prende le spalle e la schiena”, e di essere perfettamente consapevole di come si sia sfiorata una tragedia di proporzioni ben più ampie. “Mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi”, ha affermato, tracciando un confine sottile tra l’episodio di violenza, per quanto grave, e un esito irreparabile.
La risposta istituzionale e le misure annunciate
La reazione delle autorità, dinanzi a un fatto che non viene considerato il gesto isolato di un individuo, si sta rivelando particolarmente rigida. Il Viminale, come riportato, ha già avviato le sue valutazioni e sembra orientato verso un inasprimento delle sanzioni, ipotizzando per i tifosi coinvolti – e per quelli della curva di appartenenza – il divieto di seguire la squadra in trasferta fino al termine della stagione sportiva. Una misura che si affiancherebbe, poi, alle decisioni della giustizia ordinaria e a quella sportiva, attesa per i suoi provvedimenti imminenti, e all’azione civile promessa dalla stessa Inter, che ha annunciato di volersi rivalere sui responsabili.
Un episodio che riapre il dibattito sulla sicurezza
L’intera vicenda, mentre un uomo lotta per conservare l’integrità della propria mano e un atleta elabora il trauma di un’aggressione ingiustificata, ripropone con urgenza il tema della sicurezza negli stadi italiani, un capitolo che sembrava, almeno in parte, archiviatosi. Le indagini, concentrandosi sulle dinamiche che hanno permesso l’introduzione e il lancio di un ordigno pericoloso, dovranno ora accertare ogni responsabilità, non solo di chi materialmente ha compiuto il gesto, ma anche di coloro che, eventualmente, ne hanno favorito l’azione o non l’hanno impedita. Si delinea, insomma, una risposta a tutto campo, tra codice penale e provvedimenti amministrativi, che intende segnare un confine netto rispetto a comportamenti i quali, come dimostrato, mettono a repentaglio l’incolumità pubblica in modo indiscriminato.




