Il «manifesto» di Palantir tra armi Ai, leva obbligatoria e il rischio di perdere mezzo miliardo dai contratti britannici

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il post pubblicato su X dalla società tecnologica statunitense Palantir, un documento in ventidue punti che riprende le tesi del libro The Technological Republic (in Italia edito da Silvio Berlusconi Editore, con prefazione di Federico Rampini), ha innescato una reazione politica trasversale nel Regno Unito. Il testo, che molti hanno già ribattezzato «manifesto», non si limita a delineare una visione aziendale, ma affronta – con una franchezza che ha dell’incredibile – temi come l’introduzione del servizio nazionale obbligatorio, il dovere morale delle aziende tecnologiche di schierarsi attivamente nella difesa militare e persino la gerarchizzazione implicita tra culture, alcune delle quali definite «inferiori ad altre». A rendere il tutto più inquietante, l’economista greco ed ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha commentato su X con una secchezza glaciale: «Stanno arrivando robot killer alimentati dall’Ai». Una frase che, nella sua semplicità, riassume il cuore del progetto: un futuro dominato dalle armi autonome, dove l’intelligenza artificiale non sarà solo uno strumento di ottimizzazione civile, ma una leva di controllo e potenza bellica.

La reazione dei deputati britannici e il rischio concreto per i contratti pubblici

A scatenare la bufera politica, tuttavia, non è stata solo la provocazione filosofica. Palantir rischia ora di perdere contratti pubblici britannici per un valore complessivo superiore a cinquecento milioni di sterline – circa 580 milioni di euro – a causa della diffusione di quelle stesse dichiarazioni. Deputati appartenenti a tre distinti partiti hanno chiesto formalmente al governo di riconsiderare ogni accordo in essere con la società californiana, compreso un contratto già firmato da 330 milioni di sterline con l’NHS, il servizio sanitario nazionale britannico, per la gestione della federated data platform sanitaria. Una piattaforma che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto centralizzare e rendere interoperabili i dati dei pazienti; ora, dopo il «manifesto», molti si chiedono quali garanzie etiche possa offrire un’azienda che teorizza apertamente la superiorità di alcuni modelli culturali.

Dalla «tirannia delle app» all’appello alla leva: i ventidue punti che hanno fatto tremare Westminster

Il documento, che il ceo Alex Karp ha scritto insieme a Nicholas Zamiska, non si limita agli aspetti militari. Vi si legge anche un’aspra critica verso la «tirannia delle app», quelle piattaforme e quei software che – secondo la tesi dell’autore – finirebbero per limitare e vincolare il nostro senso del possibile. Una posizione, quest’ultima, paradossale per un’azienda che basa gran parte del suo business proprio su piattaforme software per l’analisi dei big data. E poi l’appello alla difesa nazionale: la Silicon Valley avrebbe il dovere morale di occuparsi non solo della criminalità, ma anche della «costruzione di un sistema di difesa integrale», inclusa la reintroduzione di forme di leva obbligatoria per i giovani. Parole che, nel contesto britannico, hanno suonato come un’ingerenza inaccettabile, tanto più se provenienti da un’azienda straniera che chiede miliardi di sterline in appalti pubblici.

Armi autonome e intelligenza artificiale: il futuro che Palantir considera inevitabile

Senza mezzi termini, il «manifesto» prevede un futuro dominato dalle armi autonome: droni con capacità decisionali in tempo reale, sistemi di sorveglianza predittiva, algoritmi destinati a sostituire l’uomo non solo nella logistica bellica ma anche nella scelta dei bersagli. Nelle parole di Varoufakis, «robot killer alimentati dall’Ai»: un’espressione che ha fatto rapidamente il giro del mondo, alimentando le preoccupazioni già espresse da diversi organismi internazionali per il controllo delle armi. Palantir, da parte sua, non sembra interessata a smussare gli angoli: vuole più armi basate sull’intelligenza artificiale e, di riflesso, meno uguaglianza – almeno nei termini tradizionalmente intesi dalla democrazia liberale. E mentre i deputati britannici chiedono al governo di rivedere gli accordi, il dibattito resta aperto su una domanda di fondo: si può affidare la sanità pubblica a un’azienda che teorizza l’inferiorità di alcune culture e la necessità di un esercito di giovani sotto le armi?

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