Falsi rimborsi fiscali e fatture elettroniche, la nuova ondata di phishing prende di mira le PEC: l'allarme di Codici Lombardia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Negli ultimi giorni, un'operazione di phishing su larga scala ha preso di mira circa due milioni di cittadini italiani, i quali hanno ricevuto nelle proprie caselle di posta elettronica una comunicazione dall'apparenza estremamente veritiera. Il messaggio, che si presenta come una notifica ufficiale dell'Agenzia delle Entrate, promette un rimborso fiscale immediato, subordinato però alla conferma delle proprie coordinate bancarie tramite un link contenuto nella mail.

A lanciare il campanello d'allarme è stata l'associazione Codici Lombardia, storicamente impegnata nella tutela dei diritti dei consumatori, che ha raccolto le prime segnalazioni di un fenomeno destinato probabilmente a intensificarsi nelle prossime settimane.

Il meccanismo subdolo del link invisibile e delle caselle compromesse

Ciò che rende particolarmente insidiosa questa nuova campagna fraudolenta è la tecnica utilizzata per celare il pericolo. Il link malevolo, infatti, non è visibile a un primo esame del testo della ricevuta, ma viene attivato esclusivamente al passaggio del mouse, un espediente che inganna anche gli utenti più attenti e abituati a controllare gli indirizzi dei collegamenti ipertestuali.

Parallelamente a questa ondata di falsi rimborsi, gli esperti di sicurezza informatica hanno individuato una seconda, e forse ancora più pericolosa, variante della truffa, che sfrutta la posta elettronica certificata (PEC) per veicolare false fatture elettroniche.

In questo caso, i messaggi provengono da caselle PEC autentiche, sebbene violate da malintenzionati, e contengono un archivio compresso; all'interno di quest'ultimo si cela un file in formato Html che, se aperto su sistema operativo Windows, mostra un pulsante per "Scaricare la fattura", mentre su altri sistemi genera un messaggio di errore che confonde ulteriormente la vittima.

L'effetto sorpresa della PEC e l'avvertimento dell'Agenzia delle Entrate

Proprio l'utilizzo della PEC, tradizionalmente percepita come un baluardo di sicurezza e comunicazione ufficiale e certificata, rappresenta il cavallo di Troia di questa offensiva. L'Agenzia delle Entrate, sollecitata dalle crescenti segnalazioni, ha emesso un avvertimento formale per mettere in guardia cittadini e imprese, sottolineando come la posta elettronica certificata, proprio in virtù della sua fama di canale "sicuro", stia diventando il veicolo preferito per attacchi di questo genere.

I criminali informatici violano caselle PEC reali, spesso di studi professionali o aziende, e da lì inoltrano gli allegati dannosi ai contatti della rubrica, moltiplicando esponenzialmente la portata dell'attacco e rendendo quasi impossibile per l'utente medio distinguere una comunicazione autentica da una fraudolenta, abbassando drasticamente quella soglia di attenzione che costituisce l'ultima difesa contro il phishing.

Come difendersi da falsi rimborsi e fatture fantasma

Di fronte a questa duplice minaccia, che utilizza sia la posta ordinaria che quella certificata per colpire, le raccomandazioni degli esperti e dell'associazione Codici Lombardia si fanno più stringenti. Mai cliccare su link o aprire allegati contenuti in messaggi che richiedono dati personali o bancari, anche se provengono da indirizzi noti, resta la regola d'oro, così come quella di verificare sempre la presenza di eventuali errori grammaticali o di formattazione che possano tradire l'origine fraudolenta del testo.

Nel caso specifico delle false fatture PEC, è fondamentale ricordare che l'Agenzia delle Entrate non invia mai comunicazioni di questo tipo con allegati attivi che richiedono un download tramite pulsanti interni al messaggio, e che qualsiasi dubbio sulla legittimità di una comunicazione dovrebbe essere risolto contattando direttamente gli uffici competenti o il proprio commercialista, senza mai utilizzare i riferimenti presenti nella mail sospetta.

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