Pos e scontrini, l'Agenzia delle Entrate punta sulle lettere di compliance per gli errori di allineamento
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Redazione Economia
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Prenderà il via domani, 5 marzo, la fase operativa del nuovo adempimento che impone il collegamento, seppur solo logico e non materiale, tra i terminali per i pagamenti elettronici e i registratori telematici, un obbligo introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 per affinare la capacità di controllo dell'amministrazione finanziaria e ridurre, almeno nelle intenzioni del legislatore, i possibili disallineamenti nei flussi di dati relativi ai corrispettivi giornalieri. La procedura, che si concretizzerà tramite le funzionalità disponibili nell'area riservata del portale "Fatture e Corrispettivi", richiederà agli esercenti, o ai loro intermediari delegati, di associare il dato identificativo univoco di ciascun POS, sia esso fisico o virtuale, alla matricola del registratore telematico utilizzato, indicando altresì l'indirizzo dell'unità locale presso cui i dispositivi sono operativi. Una novità, questa, che non deve essere interpretata come un mero adempimento burocratico fine a sé stesso, bensì come un tassello di un disegno più ampio volto a rendere strutturale e immediato il dialogo tra il mondo dei pagamenti digitali e quello della certificazione fiscale dei ricavi. Il fulcro della questione, peraltro, non risiede tanto nella complessità tecnica dell'operazione – trattandosi di un'abbinamento anagrafico e non di un intervento hardware sui dispositivi – quanto piuttosto nella gestione delle inevitabili criticità che potranno emergere durante le fasi di prima applicazione e, successivamente, a regime.
Un approccio tollerante, ma solo in una prima fase
Proprio per fugare i timori degli operatori, molti dei quali nelle scorse settimane si sono adoperati per comprendere la portata della nuova misura, dall'Agenzia delle Entrate sono arrivate rassicurazioni precise in merito all'approccio che verrà adottato nei confronti di chi incorrerà in errori o omissioni. Nel corso di un incontro tenutosi alla Confcommercio alla vigilia dell'avvio della procedura, Carmelo Piancaldini, responsabile del settore Procedure dell'Agenzia, ha delineato una strategia che privilegia il dialogo rispetto alla sanzione immediata, confermando che, in caso di disallineamenti nei dati trasmessi, l'amministrazione percorrerà in via prioritaria la strada delle lettere di compliance. Questi avvisi, che non costituiscono ancora un atto impositivo, avranno la funzione di sollecitare il contribuente a fornire chiarimenti o a regolarizzare la propria posizione, consentendo un contraddittorio preventivo volto a risolvere la questione senza l'irrogazione di penalità. L'obiettivo dichiarato, come spiegato dallo stesso funzionario, non è quello di appesantire il rapporto con i contribuenti con un rigore eccessivo, bensì di innalzare il livello di fedeltà fiscale mettendo a disposizione degli stessi operatori i dati in possesso del Fisco, affinché possano verificarne la correttezza e, se del caso, rettificarli spontaneamente.
Tempistiche per il censimento e la gestione dei dati precompilati
La finestra temporale per procedere al cosiddetto "censimento" dei collegamenti relativi ai POS già attivi nel mese di gennaio 2026 si aprirà dunque domani e si estenderà per i successivi quarantacinque giorni, offrendo così un margine ampio per adempiere all'obbligo senza incorrere in affanno. Un aspetto di non secondaria importanza, che contribuirà a semplificare il lavoro degli esercenti, è rappresentato dal fatto che gran parte dei dati necessari sarà già precompilata all'interno del portale, grazie ai flussi informativi che gli acquirenti e gli operatori finanziari trasmettono all'Agenzia delle Entrate ormai dal 2022. Pertanto, l'attività richiesta all'operatore consisterà principalmente nel verificare la corrispondenza tra le informazioni già in possesso del Fisco e la propria situazione reale, intervenendo per segnalare eventuali anomalie o per confermare la correttezza dei dati proposti dal sistema. I dati, come ha tenuto a sottolineare Piancaldini, saranno utilizzati dall'amministrazione con intelligenza e senza la volontà di stare con il fiato sul collo degli operatori per ogni singolo errore, nella convinzione che la spinta a battere più scontrini sia un messaggio più efficace di una strategia meramente repressiva.
Il regime sanzionatorio e l'importanza della collaborazione
Resta inteso, tuttavia, che la tolleranza iniziale non equivale a un condono permanente, e che il mancato rispetto degli obblighi di collegamento, così come l'omessa o infedele trasmissione dei dati relativi ai pagamenti elettronici, è passibile di sanzioni anche piuttosto severe. Il quadro normativo prevede, per le violazioni in materia, l'estensione delle pene già previste per gli errori nella memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi, con multe che partono da 100 euro per ogni trasmissione irregolare – entro il limite massimo di 1.000 euro a trimestre – e che possono arrivare fino a 4.000 euro per la mancata effettuazione del collegamento, senza dimenticare la possibilità di sanzioni accessorie come la sospensione dell'attività nei casi più gravi o in presenza di recidiva. È evidente, quindi, come la fase di avvio rappresenti un banco di prova cruciale per testare la tenuta del sistema e per abituare gli operatori a una nuova modalità di interazione con il Fisco, basata su un confronto continuo e su una maggiore trasparenza. La riuscita di questa complessa operazione dipenderà, in ultima analisi, anche dalla capacità di collaborazione tra esercenti e prestatori di servizi di pagamento, chiamati a fornire tempestivamente tutti i dati identificativi dei POS, un presupposto indispensabile per consentire ai contribuenti di adempiere correttamente ai nuovi obblighi.




