Djokovic sceglie Atene, tra tensione politica e silenzi eloquenti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Poco più di mille chilometri separano Belgrado da Atene, una distanza che Novak Djokovic ha deciso di colmare stabilendo, secondo quanto riportato da diverse testate internazionali tra cui il Daily Mail, la sua nuova residenza nella capitale greca. La scelta, maturata dopo gli Us Open, non rappresenta un mero cambio di residenza temporaneo ma un atto carico di significati politici, che ha scatenato un acceso dibattito in patria. Il campione, infatti, avrebbe già iscritto i propri figli, Stefan e Tara, in un prestigioso istituto scolastico ateniese, un dettaglio che fa propendere per un trasferimento di carattere stabile piuttosto che per una vacanza prolungata.

Le motivazioni di questa scelta, per molti versi radicale, affondano le proprie radici nel teso clima politico serbo, dove da mesi gli studenti del movimento "rivoluzione colorata" scendono in piazza per chiedere elezioni anticipate e protestare contro il governo del presidente Aleksandar Vučić. Djokovic, il cui supporto a queste istanze è stato palese, ha di fatto compiuto un gesto di rottura, pagando il prezzo di un durissimo scontro con l’esecutivo. Lo stesso Vučić, che non ha mai nascosto il suo apprezzamento per il fuoriclasse, lo ha criticato pubblicamente, innescando una frattura che appare, almeno al momento, insanabile.

La stampa serba, da sempre solita celebrare l’idolo nazionale, ha reagito con durezza, arrivando a definire il tennista con epiteti pesanti come "traditore", un termine che riflette la percezione di un vero e proprio tradimento. La sua partenza, pertanto, assume le sembianze di un esilio volontario, una dimostrazione plateale di dissenso che va ben oltre le semplici logiche sportive o familiari. Persino il torneo diretto dal fratello Đorđe è stato spostato in Grecia, a conferma di un distacco che investe l’intero nucleo familiare.

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