Il Po a Cremona tocca il minimo storico: 8,59 metri sotto lo zero, battuto il record del 2022
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Redazione Interno
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Otto metri e cinquantanove centimetri sotto lo zero idrometrico. È questo il dato, drammatico nella sua essenzialità, che ha segnato un nuovo, amarissimo primato per il fiume Po, il più importante corso d'acqua italiano. Il record negativo, registrato giovedì 30 luglio alle ore 20.10 presso la stazione di rilevamento Aipo sotto il ponte in ferro di Cremona, ha superato di un centimetro il precedente limite toccato nel giugno del 2022, quando il livello si era fermato a meno 8,58 metri, in quella che fino a ieri era considerata la peggiore siccità degli ultimi due secoli di rilevazioni.
Un dato, quest'ultimo, che già aveva fatto suonare tutti i campanelli d'allarme; eppure, la situazione attuale non solo ha eguagliato ma ha addirittura superato quei livelli, configurando uno scenario di crisi idrica senza precedenti per l'intero distretto padano, scatenato dalla quarta, imponente ondata di caldo che sta interessando la penisola.
L'emergenza a Isola Pescaroli e le parole del Consorzio Navarolo
Se il dato numerico è di per sé eloquente, la concretezza della crisi si manifesta in tutta la sua drammaticità lungo il tratto più a valle del fiume, dove l'acqua scarseggia e le infrastrutture faticano a garantire il loro servizio essenziale. È il caso dell'impianto di derivazione irrigua di Isola Pescaroli, nel comune di San Daniele Po, gestito dal Consorzio di Bonifica Navarolo.
Il paesaggio che si presenta agli occhi è surreale, quasi un girone dantesco, con i macchinari di emergenza che lavorano incessantemente per pompare l'acqua del Po, ormai troppo lontana, verso i canali che alimentano migliaia di ettari di colture. A descrivere la situazione, in un'intervista che la dice lunga sulla gravità del momento, è il direttore generale del Consorzio, Gianpietro Lazzari, figura di grande esperienza nominato alla guida dell'ente nel marzo del 2025 dopo una lunga carriera come direttore amministrativo.
Lo scenario, come lui stesso ha avuto modo di spiegare, è di quelli che non lasciano spazio a facili ottimismi: «La situazione del tratto del Basso Cremonese e del Cremonese è veramente di grossa crisi idrica», ha dichiarato, sottolineando come nell'ultima settimana il fiume abbia perso quasi un metro, e la portata sia già scarsa per ragioni essenzialmente climatiche.
Un dato, questo, che si inserisce in una tendenza ormai consolidata: lo scioglimento precoce della neve sulle Alpi, con un innevamento ridotto tra il 50 e il 60% rispetto alla media, ha di fatto privato il Po e i suoi affluenti di quella riserva idrica fondamentale per i mesi estivi, con il rischio concreto che l'emergenza possa ulteriormente aggravarsi.
Per questo motivo, come già avvenuto nel 2022, il Consorzio ha attivato un piano di emergenza con pompe mobili e trattori per garantire la continuità del servizio irriguo, un intervento che, da solo, comporta una spesa di circa diecimila euro al giorno per pompare l'acqua, a dimostrazione dell'enorme sforzo economico richiesto per contrastare gli effetti della siccità.
La severità idrica sale ad "Alta" per l'intero distretto padano
La portata della crisi non è certo sfuggita alle istituzioni preposte al governo della risorsa idrica. L'Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici, l'organismo coordinato dall'Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po che riunisce tutti i principali attori del settore, ha preso una decisione unanime che sancisce l'eccezionalità del momento.
Sulla base dell'analisi dei dati idrologici e climatici, corroborata dalle proiezioni modellistiche per le prossime settimane, tutti i membri dell'Osservatorio hanno condiviso la necessità di innalzare ulteriormente la condizione di severità idrica, portandola ad "Alta" per l'intero distretto padano.
Un passaggio formale ma di grande rilevanza pratica, che mette in luce la preoccupazione generalizzata e la consapevolezza che le risorse idriche sono sotto una pressione insostenibile, con conseguenze potenzialmente devastanti non solo per l'agricoltura, ma per l'intero ecosistema e per le attività produttive che da esso dipendono. L'urgenza è palpabile e, come sottolineato da Lazzari, se il livello del fiume dovesse scendere di ulteriori trenta o quaranta centimetri, si andrebbe incontro a problemi irreversibili per il funzionamento degli impianti di sollevamento.
L'allarme del climatologo Mercalli: un'estate da record
Sullo sfondo di questo quadro allarmante, a dare una lettura scientifica e a mettere in guardia sulla natura sistemica di questi eventi estremi è il climatologo Luca Mercalli, figura di spicco nel panorama della divulgazione scientifica italiana. Intervistato in merito all'ondata di caldo che sta investendo il paese, Mercalli non ha usato mezzi termini nel definire la situazione: «Siamo di fronte al cambiamento climatico all'opera», ha affermato, sottolineando come la persistenza e la precocità delle ondate di calore di questa stagione non abbiano eguali.
Un aspetto, questo, che lo ha portato a evidenziare un dato di fatto preoccupante: a livello italiano, i mesi di giugno e luglio del 2026 hanno già superato i valori registrati nel 2003, l'anno della grande ondata di caldo che segnò un prima e un dopo nella percezione del problema. Questa è la quarta ondata di caldo di una stagione che si sta distinguendo non tanto per il picco assoluto di temperatura, quanto per la sua eccezionale durata e persistenza, con il termometro che si mantiene stabilmente su valori ben al di sopra delle medie stagionali.
I riflessi sul territorio sono sotto gli occhi di tutti: oltre alla siccità del Po, il caldo intenso sta alimentando incendi boschivi che si propagano a macchia di leopardo, e lo smog, complice l'assenza di piogge e il clima afoso, si impenna in Pianura Padana, creando ulteriori problemi per la salute pubblica e l'ambiente.
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