Divieto d’espatrio per i minori rom coinvolti nell’omicidio stradale di Milano
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Redazione Interno
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Il tribunale per i Minori di Milano ha disposto il divieto di espatrio per i tre adolescenti di origine bosniaca – due di 13 e uno di 15 anni – coinvolti nell’incidente che lunedì scorso, alla periferia sud della città, ha ucciso Cecilia De Astis, 71 anni. La donna, investita da una Citroën rubata la sera precedente a quattro turisti francesi, è stata travolta mentre attraversava la strada al Gratosoglio. Al volante, secondo le indagini, c’era il più giovane del gruppo, che dopo lo schianto è fuggito senza prestare soccorso, insieme agli altri occupanti dell’auto.
I provvedimenti del giudice Ciro Iacomino, che ha convalidato l’allontanamento dalle famiglie e il collocamento in strutture protette, mirano a evitare il rischio di fuga, già concretizzatosi con l’evasione del tredicenne dalla comunità dove era stato posto. Ritrovato a Bergamo, il ragazzo – come emerso dalle ricostruzioni – tentava di raggiungere il campo nomadi dove era cresciuto, non lontano dalla scena dell’incidente. Una scelta che riaccende il dibattito sull’efficacia degli interventi sociali e giudiziari quando, a monte, persistono marginalità e disagi radicati.
L’episodio, oltre a riportare l’attenzione sulla cronica fragilità dei percorsi di recupero per minori, solleva interrogativi sulle condizioni che hanno reso possibile il ripetersi di dinamiche già viste: la sottrazione di un’auto, la guida senza patente, la fuga dopo il fatto. Se da un lato la magistratura ha agito con tempestività, applicando misure restrittive, dall’altro la fuga del minorenne dimostra quanto sia complesso intervenire in contesti dove il confine tra responsabilità individuale e fallimento delle istituzioni diventa labile.




