L’anno che verrà, un’opera lirica per omaggiare Dalla

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A quattordici anni dalla scomparsa, la poetica di Lucio Dalla – quel mondo fatto di sogni, fragilità e disillusioni che il cantautore bolognese ha saputo tradurre in musica – si prepara a tornare sul palco in una veste del tutto inedita. Non si tratterà di una biografia musicale, né di un tributo nostalgico; bensì di un’opera lirica dal titolo L’anno che verrà, ideata da Marcello Corvino e diretta da Manuel Renga, che debutterà l’11 dicembre al Teatro Comunale di Ferrara.

La produzione, come spesso accade per i progetti ambiziosi, è il risultato di una collaborazione tra numerose fondazioni teatrali dell’Emilia-Romagna, a testimonianza di un investimento culturale che prova a coinvolgere le istituzioni locali.

L’hotel dei desideri e il “custode dei sogni”

La trama, piuttosto che ricostruire la vita privata dell’artista, si sviluppa in una dimensione onirica che ben si presta al linguaggio del melodramma contemporaneo. Il tutto è ambientato in un grande hotel sul mare, durante la vigilia di Capodanno, dove i destini di alcuni viaggiatori – una coppia in fuga, una cantante di piano bar alla ricerca di un amore perduto, un musicista disilluso – si incrociano sotto l’occhio attento di un enigmatico portiere.

Quest’ultimo, a dir la verità, è interpretato da Pierdavide Carone, il quale – per chi non lo ricordasse – condivise il palco con Dalla durante il Festival di Sanremo del 2012, poche settimane prima che il grande cantautore ci lasciasse. A circondarlo, in scena, non ci saranno solo attori: l’Orchestra della Città di Ferrara, il coro locale e la Michele Merola Contemporary Dance Company contribuiranno a creare un affresco dove la musica, come spesso accade in questi casi, diventa l’unica chiave di lettura possibile per le paure e le speranze dell’uomo.

Un’operazione che guarda alla tradizione (e la svecchia)

L’approccio all’eredità di Dalla, in questa produzione, si discosta volutamente da quello che fu il suo esperimento teatrale più celebre, ovvero la riscrittura della Tosca pucciniana all’inizio degli anni Duemila – una versione, quella, che aveva diviso la critica per il suo linguaggio ibrido tra cabaret e grande spettacolo.

Stavolta, però, il riferimento all’opera lirica è dichiarato e centrale, con arrangiamenti curati dal Maestro Roberto Molinelli, il quale ha dichiarato di voler attraversare i brani senza tradirne l’identità, rivelando quelle “possibilità sonore nuove” che spesso restano inascoltate in una semplice esecuzione pop.

Per Carone, d’altronde, l’urgenza di questa operazione è chiara: “Ascoltare Dalla a teatro – ha spiegato – equivale ad ascoltare Beethoven”, un parallelo ardito ma significativo che prova a consacrare la canzone d’autore al rango di musica classica.

Un tour nei teatri di tradizione

Le repliche, va detto, non si limiteranno alla città estense. Dopo la prima ferrarese, l’opera è attesa in cartellone nei principali teatri della regione, scalando le scene del Valli di Reggio Emilia e approdando poi al Duse di Bologna nel settembre del 2027, senza dimenticare le tappe di Piacenza, Modena, Parma e Rimini. Se l’iniziativa riuscirà nell’intento di avvicinare il pubblico della lirica ai linguaggi della canzone d’autore – o viceversa – è una domanda alla quale risponderà solo il riscontro del pubblico.

Quel che è certo, per il momento, è il numero: quattordici i brani selezionati, tra cui spiccano naturalmente il titolo che dà nome allo spettacolo e Caruso, scelta obbligata per chiudere in bellezza un viaggio nella memoria collettiva.

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