Condannata la donna che si spacciava per Madeleine McCann

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un verdetto di colpevolezza per molestie ha posto fine, presso la Crown Court di Leicester, alla vicenda giudiziaria di Julia Wendelt, la ventiquattrenne polacca che per mesi aveva sostenuto, senza alcun fondamento, di essere Madeleine McCann. La giovane, originaria di Lubin, è stata ritenuta responsabile di una campagna di disturbo e di pressione psicologica ai danni di Kate e Gerry McCann, i genitori della bambina scomparsa nel 2007 in Portogallo, i quali hanno dovuto sopportare, tra il giugno del 2022 e il febbraio di quest’anno, un incessante stillicidio di messaggi, telefonate e comparse improvvise. La corte, come riportano le cronache, ha potuto constatare la reazione della Wendelt al momento della lettura della sentenza, quando si è portata le mani al viso di fronte all’evidenza giuridica che smentiva la sua fantasiosa narrazione.

Le accuse e la strategia della falsa identità

L’accusa, che ha dipinto un quadro di condotta assillante e premeditata, ha illustrato come la donna abbia costruito meticolosamente la propria identità fasulla, arrivando persino a falsificare un referto di un esame del Dna nel tentativo di avvalorare le sue pretese. La sua attività, che si è sviluppata principalmente attraverso i social media dove è riuscita a raccogliere un seguito di circa un milione di follower, si è tradotta in un’invasione progressiva e angosciante della vita privata dei McCann. Questi ultimi, che da quasi due decenni vivono il dramma della scomparsa della figlia, presumibilmente morta secondo le indagini, si sono visti costretti a subire l’insistenza di chi, spacciandosi per la loro Maddie, rinnovava un dolore mai sopito.

L’assoluzione per il reato di stalking

Sebbene la Wendelt sia stata riconosciuta colpevole di molestie, la giuria l’ha assolta dall’accusa più grave di stalking, quella che prevedeva di aver causato “grave allarme e angoscia”. Questo dettaglio processuale delinea i confini giuridici di una vicenda che, al di là dell’aspetto mediatico e grottesco, si è risolta in un reato perseguito e sanzionato. La difesa, d’altronde, non aveva potuto opporre molto alla mole di prove che dimostravano le reiterate condotte moleste, le quali, sebbene non abbiano integrato l’ipotesi più severa dello stalking, hanno comunque configurato una violazione della tranquillità e della sfera privata degli offesi.

Il contesto di un dolore sfruttato

La storia di Madeleine McCann, la cui sparizione all’età di tre anni da un appartamento a Praia de Luz, in Algarve, diede il via a una delle più vaste e prolungate ricerche internazionali, costituisce lo sfondo tragico su cui si è innestata l’azione della condannata. L’aver strumentalizzato un caso di cronaca così profondamente radicato nell’immaginario collettivo, costruendoci sopra una fandonia e un’attività di disturbo, rappresenta un aspetto particolarmente odioso della faccenda. La sentenza della corte inglese, in questo senso, segna un punto fermo, chiudendo un capitolo di ulteriore sofferenza inflitta a una famiglia che aveva già conosciuto, purtroppo, il peggiore dei drammi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.