Leone XIV alla Sapienza: «Chi cerca la verità, cerca Dio»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La visita del pontefice all’università laica più grande d’Europa – quella che per sette secoli ha intrecciato la sua storia con quella della Chiesa, talvolta anche attraverso conflitti e scomuniche, prima di diventare simbolo di un dialogo faticoso ma necessario – ha preso il via questa mattina nella cappella universitaria “Divina Sapienza”. Papa Leone XIV, giunto all’ateneo romano senza particolari cerimonie formali, ha voluto chiarire subito il senso del suo gesto: «Ho voluto cominciare questa visita stamattina qui, nella cappella, in questa bella chiesa – ha spiegato a braccio di fronte a studenti e docenti – punto di incontro con il Signore, perché questa visita è innanzitutto una visita pastorale». Una dichiarazione che, nel contesto di un’istituzione pubblica e laica, non è passata inosservata, specie se letta alla luce delle polemiche che avevano accompagnato altri suoi predecessori.
L’accoglienza della rettrice e il momento di preghiera tra gli applausi
Ad attendere il Papa all’ingresso della cappella c’era la rettrice Antonella Polimeni, affiancata poi dal senato accademico, mentre il cappellano don Gabriele Vecchione e il cardinale Baldo Reina – vicario generale per la Diocesi di Roma – lo hanno salutato all’interno del luogo di culto. È stata proprio l’ovazione degli studenti, molti dei quali si sono stretti attorno all’ingresso della chiesa, a segnare l’avvio della mattinata: una partecipazione che, a giudicare dalle cronache, non aveva nulla di rituale. Il pontefice ha avuto un primo momento di preghiera silenziosa, prima di rivolgersi ai presenti con parole che legavano l’atto dello studio a una ricerca più profonda: «Chi studia, chi cerca la verità – ha detto – cerca Dio». Una frase che, nel suo scandirsi semplice, ha riassunto l’intera cornice della visita pastorale.
Mostra settecentesca e discorso nell’Aula Magna
Dopo la sosta nella cappella, il Papa si è spostato verso l’Aula Magna dell’ateneo, dove lo attendeva un discorso più strutturato (di cui non sono state ancora diffuse integrali trascrizioni). Lungo il percorso, una tappa obbligata: la mostra “La Sapienza e i Papi”, allestita nei locali del rettorato. Vi si trovano pergamene medievali, incisioni, fotografie, busti e documenti d’archivio – una raccolta che testimonia un rapporto lungo sette secoli, fatto di bolle pontificie, lezioni inaugurali, condanne e riconciliazioni. Il pontefice si è soffermato a lungo davanti ad alcuni reperti, in particolare a quelli che ritraggono i suoi predecessori del Novecento, senza però rilasciare dichiarazioni ai giornalisti presenti.
Il saluto dalla scalinata del rettorato e la chiusura della visita
L’ultimo atto pubblico della mattinata si è consumato sulla scalinata del rettorato: da lì il Papa ha salutato la folla di studenti e personale accademico raccolta nel cortile, prima di lasciare l’università. Nessuna concessione a facili entusiasmi o a retorica istituzionale; al contrario, l’intera visita ha mantenuto il tono sobrio di un’ispezione pastorale più che di un evento celebrativo. La rettrice Polimeni, nel suo intervento di ringraziamento, ha ricordato il valore della laicità come spazio di confronto, non come barriera. E il Papa, ascoltando, non ha replicato. Solo alla fine, un cenno della mano e l’auto che si allontana verso Città del Vaticano, dove nel pomeriggio era previsto un altro impegno – questo sì, privato.




