Ferrari, la crisi di un'istituzione nel vortice della F1
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Redazione Sport
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Il Mondiale di Formula 1, ormai entrato nella sua fase conclusiva, sta per assegnare un titolo piloti che vedrà protagoniste ben tre figure, ciascuna con probabilità differenti: Oscar Piastri, Lando Norris e Max Verstappen, i cui valori sono comunque superiori allo zero assoluto che contraddistingue, in questa speciale classifica, le annate di Charles Leclerc e Lewis Hamilton. Zero, del resto, è anche il numero delle vittorie conseguite dalla Ferrari nell’intera stagione in corso, un dato che, se da un lato fotografa la realtà sportiva, dall’altro non basta a scalfire lo status unico del Cavallino. La Rossa di Maranello, che è un’istituzione prima ancora che una scuderia, rappresenta infatti il simbolo di un intero paese e incarna un sogno italiano che si tramanda attraverso le generazioni, una passione che in ogni angolo del globo evoca emozioni intense e memorie indelebili di bandiere rosse sventolate sui circuiti di tutto il mondo, essendo peraltro l’unico team presente ininterrottamente dal lontano 1950, anno di nascita del campionato mondiale.
Un bilancio fallimentare e le tensioni interne
Giunti ormai al diciannovesimo appuntamento, il Gran Premio degli Stati Uniti in Texas, il 2025 può essere definito, senza mezzi termini, un anno di disfatta totale per la Scuderia Ferrari. Nessuno sprazzo di competitività è riuscito a rilanciare le sorti della squadra, non soltanto nella corsa al titolo ma anche sul piano carismatico, un aspetto non secondario in vista della prossima era tecnica della Formula 1. Una situazione così complicata, che il team principal Frédéric Vasseur è chiamato a gestire con la massima cautela, richiede un equilibrio delicatissimo, il quale rischia di implodere da un momento all’altro sotto il peso delle aspettative deluse e delle pressioni esterne.
Le voci di mercato e le reazioni di palazzo
Proprio in un weekend senza attività in pista, è stata ancora la Ferrari a catalizzare l’attenzione generale, dimostrando come la sua crisi sportiva sia solo uno degli aspetti di una vicenda ben più articolata. Si sono susseguite, con insistenza, le voci di un possibile interessamento verso Christian Horner per il ruolo di team principal, una mossa che avrebbe scavalcato lo stesso Vasseur, il quale ha da poco rinnovato il proprio contratto. A questo si è aggiunto l’impegno personale del presidente John Elkann, il quale ha ribadito la volontà di riportare il Cavallino alla vittoria dei titoli mondiali, un annuncio che, però, non è bastato a placare le turbolenze finanziarie, culminate in un significativo crollo in borsa in seguito alla presentazione del piano quinquennale durante il Capital Markets Day.
L'identità smarrita e la ricerca del decoro
In un contesto così fragile, ogni mossa viene scrutata nella ricerca di quella che può essere definita una “foglia di fico”, un tentativo estremo di salvare almeno il decoro e l’orgoglio di un marchio la cui storia è intrisa di trionfi. La difficoltà di Vasseur nel far “montare la maionese”, ovvero nel trovare una sintonia perfetta e performante tra due piloti del calibro di Hamilton e Leclerc, appare sempre più evidente, mentre l’intero ambiente è scosso da un terremoto mediatico e finanziario che rischia di minare le fondamenta stesse del progetto. La squadra, che non può e non vuole arrendersi, si trova quindi a dover lottare strenuamente non solo in pista, ma anche all’interno dei propri confini, dove la posta in gioco è l’identità stessa di un mito globale dello sport.




