La Bce in allerta: vigilanza rafforzata su geopolitica e cyber risk per le banche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Le banche europee si trovano a dover navigare in un ambiente esterno sempre più difficile, segnato da guerre e tensioni commerciali che impattano direttamente sui bilanci. È questa la premessa, niente affatto rassicurante, da cui muovono le nuove linee guida della vigilanza della Banca centrale europea per il triennio 2026-2028. In un documento, la cui bozza è stata visionata in anteprima, i vertici dell'organo di controllo guidato da Christine Lagarde hanno tracciato una rotta che predilige una sorveglianza ancor più stringente, concentrandosi su due fronti specifici di crescente pericolo: i rischi geopolitici, destinati a diventare oggetto di uno stress test dedicato nel 2026, e la minaccia cyber, capace di paralizzare interi sistemi bancari. Un approccio, questo, che mira a preparare il settore all'eventualità di un cosiddetto "cigno nero", un evento estremo e imprevedibile che potrebbe scuotere le fondamenta della stabilità finanziaria.
Un'indagine sugli standard creditizi
Parallelamente al monitoraggio dei rischi esterni, la vigilanza Bce ha avviato un'indagine approfondita sugli standard con cui le banche concedono nuovi finanziamenti. L'obiettivo è chiaro: evitare che, in un contesto economico incerto, si creino le premesse per un futuro aumento dei crediti deteriorati, i cosiddetti non-performing loan. L'istituto di Francoforte, però, precisa che l'intenzione non è quella di frenare l'erogazione di prestiti, bensì di garantire che questa avvenga con criteri prudenziali, scongiurando un'assunzione eccessiva di rischio nelle fasi iniziali. Si tratta di una misura preventiva, dettata dalla consapevolezza che periodi di turbolenza, se mal gestiti, possono seminare problemi che emergono a distanza di anni.
L'ombra dei conflitti e della tecnologia
I rischi geopolitici, che includono le conseguenze di conflitti armati e le frizioni nelle catene di approvvigionamento globali, rappresentano una sfida nuova per i modelli di stress test tradizionali. Per questo, la Bce sta sviluppando prove di resistenza specifiche, capaci di simulare l'impatto di scenari internazionali complessi sui portafogli delle banche. Ancor più pressante, tuttavia, appare la minaccia cyber: un attacco hacker di vasta portata, o un collasso tecnologico, potrebbe infatti innescare una paralisi operativa totale, bloccando le transazioni e minando la fiducia del pubblico. La vigilanza bancaria sta pertanto sollecitando gli istituti a potenziare le loro difese digitali e i piani di continuità operativa, considerandoli ormai pilastri della stabilità finanziaria al pari della solidità patrimoniale.
Il quadro di una vigilanza proattiva
Le indicazioni, firmate da Sharon Donnery, membro del board della vigilanza, e Mario Quagliariello, direttore della strategia per la supervisione dei rischi, delineano un quadro di vigilanza intrinsecamente proattivo. La Bce, insomma, non intende limitarsi a osservare gli eventi, ma vuole anticiparli, spingendo le banche a fare altrettanto. Questo cambio di prospettiva, per molti versi necessario, riflette la natura sempre più interconnessa delle minacce che gravano sul sistema finanziario, dove un problema nato su un fronte tecnologico o politico può rapidamente tramutarsi in una crisi di liquidità o di fiducia. L'auspicio è che questo lavoro di preparazione, meticoloso e forse poco appariscente, possa servire a costruire argini sufficientemente robusti per quando la prossima tempesta, inevitabilmente, arriverà.




