Referendum a Colico, gli elettori decidono se lasciare Lecco per Sondrio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Colico, paesone dell’Alto Lario che conta poco più di ottomila anime, il prossimo scrutinio non servirà a eleggere un primo cittadino. Sarà il referendum, e non la consuetta competizione per la poltrona di sindaco, a catalizzare l’attenzione tra il 24 e il 25 maggio, quando circa seimila aventi diritto – un numero che rappresenta il fulcro del elettorale locale – si recheranno alle urne per rispondere a un quesito secco, privo di ambiguità. Si tratta di decidere se avviare l’iter amministrativo per abbandonare la provincia di Lecco, alla quale il comune appartiene storicamente, e abbracciare invece quella di Sondrio, portando così il paese in Valtellina.

Il derby territoriale tra lago e montagna

Mentre gran parte dei 901 comuni italiani che vanno al voto in quelle stesse giornate rinnoveranno giunte e consigli, qui si consuma una sorta di derby identitario, un vero e proprio slalom tra due culture che pure convivono da sempre in questo lembo di terra affacciato sul ramo lecchese. Da una parte c’è l’agone, il pesce d’acqua dolce tipico del lago di Como, dall’altra il bitto, formaggio simbolo della vicina valle. La sindaca in carica, che esprime l’area di centrodestra, non solo ha sposato la causa degli scissionisti – quelli che perorano il passaggio a Sondrio – ma ha anche lanciato un appello pubblico, esortando i propri concittadini a non disertare le cabine elettorali. Lo ha fatto senza giri di parole, invitando tutti a esprimere una consapevolezza che, a suo avviso, potrà ridisegnare il futuro amministrativo del borgo.

I nodi economici e il richiamo ai servizi

Il comitato che sostiene il “sì” al cambiamento ha già incanalato il suo messaggio su due binari paralleli ma convergenti: da un lato la promessa, vaga per quanto elettoralmente efficace, di un alleggerimento fiscale (“meno tasse”, recitano alcuni slogan); dall’altro la concretezza dei servizi, con l’argomento secondo cui Sondrio garantirebbe una prossimità e una reattività migliori rispetto a Lecco. Non manca, ovviamente, la sponda contraria: il fronte del “no” ha annunciato un incontro pubblico già fissato per il 15 maggio, nel tentativo di mettere in fila le controdeduzioni tecniche e politiche. Chi si oppone al trasloco amministrativo sottolinea i rischi di una frammentazione territoriale, senza però potersi appellare a dati certi sugli effettivi risparmi di bilancio, proprio perché la consultazione ha natura consultiva e non vincolante dal punto di vista giudiziario, sebbene politicamente ineludibile.

Un bivio identitario senza precedenti recenti

Colico rappresenta da sempre un punto di cerniera – quasi un ponte naturale – tra la sponda comasca del lago e l’imbocco della Valtellina; ed è proprio questa sua duplice anima a rendere la scelta così cruda. Circa seimila elettori, in un elettorale che sfiora i settemila considerando l’intera popolazione maggiorenne, dovranno quindi sciogliere il nodo. Nessuna altra consultazione simile, nella memoria recente di questa provincia lombarda, aveva mai posto in bilico l’appartenenza amministrativa con tale radicalità. Il risultato, qualunque esso sia, finirà inevitabilmente per riscrivere la geografia delle alleanze e delle dipendenze burocratiche: restare ancorati a Lecco oppure seguire la corrente che tira verso Sondrio. Un’ora di voto, due giorni di urna, e poi i numeri parleranno. Senza retorica.

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