Park Chan-wook sarà il presidente di giuria del Festival di Cannes 2026

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sarà il regista sudcoreano Park Chan-wook, autore di pellicole cult come Old Boy e del più recente No Other Choice, a guidare la Giuria internazionale della 79esima edizione del Festival di Cannes, in programma sulla Croisette dal 12 al 23 maggio 2026. L’annuncio, arrivato nella giornata di oggi dagli organizzatori della manifestazione, sancisce un traguardo storico per il cinema del paese del Calmo Mattino: Park, infatti, è il primo regista coreano a ricoprire questo prestigioso incarico, chiamato a presiedere il collegio che assegnerà la Palma d’oro, il massimo riconoscimento della kermesse francese, e tutti gli altri premi del concorso principale. Una scelta, quella dei vertici del festival, che arriva dopo anni di un sodalizio artistico profondo e fruttuoso, considerando che il cineasta, classe 1963, ha praticamente costruito gran parte della sua fama internazionale proprio grazie al Festival di Cannes, dove ha presentato in concorso molte delle sue opere più significative.

La decisione di affidare la presidenza a Park è stata accompagnata da una dichiarazione congiunta del presidente del festival, Iris Knobloch, e del delegato generale Thierry Frémaux, che hanno voluto sottolineare l’eccezionalità del momento. Park Chan-wook, nelle loro parole riportate in una nota ufficiale, rappresenta una figura chiave del panorama audiovisivo mondiale: la sua inventiva, la padronanza assoluta del linguaggio visivo e quella sua particolare capacità di scandagliare le pulsioni umane, raccontando destini spesso anomali e complessi, hanno regalato al cinema contemporaneo alcune delle sue pagine più memorabili. E se la sua nomina è di per sé un evento, lo è ancor di più perché va a celebrare, nelle intenzioni degli organizzatori, l’intera cinematografia di un paese, quella sudcoreana, che negli ultimi due decenni ha dimostrato una vitalità e una capacità di interrogare il presente come poche altre. Lo stesso Park, citato nel comunicato, ha voluto offrire una riflessione sul significato profondo del suo nuovo ruolo, in un’epoca che lui stesso definisce segnata dall’odio e dalla divisione; per il regista, infatti, il semplice gesto di riunirsi in una sala oscura per guardare un film tutti insieme, sincronizzando il proprio respiro e i propri battiti cardiaci con quelli degli altri spettatori, rappresenta un atto di solidarietà universale e profondamente commovente, un’esperienza che non vede l’ora di condividere con gli altri membri della giuria, in quella che ha definito una "doppia prigionia volontaria".

Un legame indissolubile con la Croisette

Il rapporto di Park Chan-wook con il festival francese non è certo una novità, anzi, affonda le radici nel 2004, quando Old Boy, secondo capitolo della sua trilogia della vendetta, si presentò sulla Croisette e letteralmente folgorò pubblico e critica, aggiudicandosi il Grand Prix Speciale della Giuria, il secondo premio per importanza dopo la Palma. Da quel momento, il regista è diventato una presenza fissa e attesa nelle selezioni ufficiali, capace di spaziare tra generi diversi con una libertà e una maestria che pochi altri possono vantare: nel 2009 fu la volta di Thirst, originale ibrido tra la storia di vampiri e la riflessione morale, che gli valse il Premio della Giuria, mentre nel 2022, con il raffinato thriller sentimentale Decision to Leave, si è portato a casa il Prix de la mise en scène, il premio per la miglior regia. Un palmarès, questo, che testimonia non solo la continuità della sua vena creativa, ma anche la stima incondizionata che il festival nutre nei suoi confronti. Il suo ultimo lavoro, No Other Choice, presentato l'anno scorso, aveva già confermato la sua capacità di raccontare la società sudcoreana con sguardo critico e feroce, affrontando il tema della disoccupazione e della disperazione sociale.

Una prima volta per la Corea del Sud

L’aspetto forse più rilevante della nomina, al di là del carisma del singolo autore, risiede nel suo valore simbolico per l’intera industria cinematografica coreana. Se è vero che registi come Bong Joon-ho, vincitore della Palma d’oro nel 2019 con Parasite, avevano già aperto la strada al riconoscimento mondiale del cinema sudcoreano, è altrettanto vero che nessuno prima di Park Chan-wook era mai stato chiamato a ricoprire la carica di presidente di giuria. Un primato che arriva dopo anni in cui i film provenienti da quella nazione hanno costantemente scalato le classifiche di gradimento e ottenuto premi in tutto il mondo, dai thriller più estremi ai drammi familiari più intimisti. Park, nella storia quasi ottantennale del festival, segue le orme di altre personalità illustri che hanno guidato la giuria, come la sua connazionale attrice nonché presidente uscente, Juliette Binoche, che lo scorso anno consegnò la Palma all'iraniano Jafar Panahi per Un semplice incidente. Con i suoi 62 anni e una filmografia che conta dodici lungometraggi, Park incarna oggi, forse più di chiunque altro, quella capacità del cinema coreano di fondere la cultura popolare con le istanze più alte dell’arte, portando sulla Croisette uno sguardo unico e inconfondibile, fatto di audacia stilistica e narrativa, che nei prossimi mesi dovrà giudicare il lavoro dei suoi colleghi di tutto il mondo.

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