La precedenza saltata e il casco dimenticato: la notte in cui Eros Gagliardi non è tornato a casa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Venti minuti dopo la mezzanotte di giovedì, l’incrocio tra via Caldirola e viale dell’Innovazione è diventato il confine invalicabile tra un sogno di gloria e il più crudele dei risvegli. È lì, nel quartiere Bicocca, che si è consumato l’impatto fatale per Eros Gagliardi, diciottenne promessa del calcio milanese trovato a viaggiare come passeggero su un monopattino condotto da un amico di vent’anni, L.M., in barba a tutte le norme che da dicembre 2024 impongono il casco anche ai maggiorenni e vietano tassativamente il trasporto di un secondo occupante.

Nessuno dei due, stando ai rilievi della polizia locale, lo indossava: un dettaglio, questo, che trasforma una violazione amministrativa in una possibile causa diretta della tragedia, dato che il giovane è arrivato al Niguarda in condizioni ritenute subito disperate per poi morire intorno all’una.

La dinamica dello scontro e le indagini

Secondo una prima e sostanzialmente unanime ricostruzione delle forze dell’ordine, il mezzo a due ruote – sul quale viaggiavano entrambi – proveniva da viale Pirelli ed era diretto verso piazzale Egeo, ma alla confluenza con viale dell’Innovazione l’amico alla guida non ha osservato l’obbligo di precedenza, chiaramente segnalato sia dalla segnaletica orizzontale che verticale. Da sinistra sopraggiungeva in quel frangente una Kia Picanto condotta da una ragazza di ventidue anni (L.F.

), la quale, nonostante non fosse risultata positiva ai test per alcol o droga, non ha potuto evitare l’urto; l’impatto, violentissimo al punto da mandare in frantumi il parabrezza dell’auto, ha centrato i due sul fianco sinistro scaraventandoli entrambi a terra.

Mentre il ventenne se l’è cavata con ferite giudicate non preoccupanti (tanto da essere trasferito al San Gerardo di Monza), per Eros non c’è stato scampo, e la Procura ha già provveduto a iscrivere l’amico nel registro degli indagati per il reato di omicidio stradale, disponendo al contempo l’autopsia sul corpo della vittima e il sequestro di entrambi i mezzi coinvolti.

Il dolore e la memoria del "piccolo bomber"

La notizia ha spazzato via in un istante la vita di un ragazzo che, come ricordato dal padre Rudy tra le lacrime raccolte dai cronisti, era considerato "un ragazzo d'oro, il mio bomber". La sua era una passione viscerale per il calcio, quella che lo aveva portato a indossare le maglie di numerose società giovanili tra Milano e l’hinterland – tra le quali Aldini, Alcione, Bresso, Red Devils e Zibido San Giacomo – e che condivideva con il genitore anche attraverso il tifo comune per il Milan.

I vicini di via Lissoni, dove il ragazzo viveva con la famiglia in un maxi condominio, hanno visto decine di ragazzi e ragazze radunarsi in cerchio per portare conforto ai familiari, mentre la colonna sonora di un concerto di Geolier – quello che Eros avrebbe dovuto vedere proprio quella sera a San Siro – faceva da struggente contrappunto al silenzio della morte.

La lotta contro la miocardite e il sogno interrotto

Quella di Eros, però, era già stata una vita segnata da una grande sofferenza e da una grande rinascita, il che rende l’epilogo di giovedì notte ancora più amaramente paradossale. Qualche anno fa, dopo aver contratto il Covid, al ragazzo era stata diagnosticata una miocardite, un’infiammazione al cuore che lo aveva costretto a uno stop forzato dai campi di gioco; lui stesso aveva definito quella diagnosi come "una pugnalata al cuore", temendo che ogni suo sogno di gloria sportiva fosse destinato a svanire per sempre.

Invece, grazie alle cure degli specialisti del Buzzi e del San Raffaele e al supporto costante della sua famiglia, era riuscito a ottenere l’idoneità agonistica e a tornare a calcare il rettangolo verde, trovando infine una sistemazione nelle giovanili dell’Idrostar di Cesano Boscone dove era tornato a fare gol con la sua amata maglia numero dieci.

Un futuro da calciatore, magari non professionista ma sicuramente ricco di soddisfazioni, che un monopattino senza casco e una precedenza non rispettata hanno ridotto in frantumi come il vetro della Kia Picanto che l’ha investito.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.