Ondate di caldo e centrali nucleari: la Francia ferma tre reattori, la Germania piange 99 annegati
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Redazione Esteri
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Mentre il termometro sale inesorabilmente su gran parte del continente, l'Europa si trova a fare i conti con una doppia emergenza: da un lato le alte temperature che alimentano il rischio incendi, come accade in queste ore in Spagna; dall'altro le ripercussioni sulle infrastrutture energetiche, con la Francia che, nel bel mezzo del picco di questa nuova ondata di calore, ha disposto lo spegnimento di tre reattori nucleari.
Una decisione, quella presa da EDF, che non è legata a guasti tecnici o malfunzionamenti, bensì a una precisa normativa ambientale che impone di preservare la salute dei fiumi, già provati dalle temperature elevate, evitando di immettervi acqua di raffreddamento troppo calda. Il tutto mentre in Germania si contano i danni di un'estate che, tra afa e ondate di calore, ha già provocato 99 vittime per annegamento.
Picco di caldo in Francia, allerta rossa per 26 milioni di francesi
La giornata di oggi rappresenta il culmine della nuova ondata di calore che sta interessando la Francia, con Meteo-France che ha esteso il livello massimo di allerta rossa a ben 37 dipartimenti della Francia metropolitana. Si tratta di un provvedimento che riguarda circa 26 milioni di persone, ovvero più di un terzo dell'intera popolazione del Paese, costretta a fare i conti con temperature che in molte località hanno superato ampiamente le medie stagionali.
Le autorità locali hanno raccomandato alla popolazione di limitare gli spostamenti nelle ore più calde e di prestare particolare attenzione alle fasce più vulnerabili, come anziani e bambini, mentre i vigili del fuoco sono stati posti in stato di massima allerta per eventuali incendi boschivi, un rischio che cresce in modo esponenziale con il perdurare della siccità e del caldo.
Il nodo dell'energia nucleare e il raffreddamento dei fiumi
Il provvedimento più eclatante di questa ondata di caldo rimane però quello legato alla produzione di energia nucleare, un settore cruciale per la Francia che, come noto, basa gran parte del suo fabbisogno elettrico sui reattori atomici. Domenica scorsa, il gruppo energetico pubblico EDF ha fermato temporaneamente tre reattori, precisamente Golfech 2, Bugey 3 e Chooz 2, mentre ha avvertito che altri sette potrebbero dover adattare la produzione nelle prossime ore, a seconda dell'evoluzione delle temperature e del livello dei corsi d'acqua.
La ragione di queste interruzioni, seppur temporanee, risiede nelle norme di tutela ambientale che vietano di scaricare nei fiumi acqua utilizzata per il raffreddamento degli impianti che superi una determinata soglia di temperatura, per non compromettere l'ecosistema fluviale e la sopravvivenza della fauna ittica.
Un meccanismo che si ripete puntuale ogni estate, quando le ondate di caldo si intensificano, e che solleva interrogativi sulla resilienza di un sistema energetico che, proprio nei momenti di maggiore richiesta di elettricità a causa dell'uso massiccio di condizionatori e ventilatori, si trova a dover ridurre la sua capacità produttiva.
Il caso delle centrali svizzere e il contesto europeo
La questione non riguarda esclusivamente la Francia, come dimostra quanto accaduto in Svizzera il 26 giugno scorso, quando Axpo ha spento i due reattori della centrale di Beznau, nel cantone dell'Argovia, per le medesime ragioni legate al surriscaldamento delle acque del fiume Aar, utilizzate per il raffreddamento.
In Germania, sebbene il dibattito sul nucleare sia da tempo chiuso con la definitiva uscita dal settore, l'emergenza caldo ha assunto purtroppo i contorni di una tragedia silenziosa: le autorità tedesche hanno reso noto che, da inizio stagione, si contano già 99 vittime per annegamento, un dato che evidenzia come le alte temperature spingano migliaia di persone verso laghi e fiumi, aumentando purtroppo il rischio di incidenti mortali.
Le ondate di caldo stanno dunque mettendo a dura prova non solo la salute pubblica e l'ambiente, ma anche le scelte strategiche dei singoli Paesi in materia di approvvigionamento energetico, con la Francia che si trova a dover bilanciare la necessità di produrre energia con quella di preservare un patrimonio idrico sempre più prezioso e fragile.




