Addio a Uliana Semjonova, la gigante del basket che vinse tutto
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Redazione Sport
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È scomparsa all’età di 73 anni, nella sua Riga, Uliana Semjonova, una figura mitica del basket mondiale le cui gesta, segnate da una dominanza pressoché assoluta, rimangono scolpite nella storia dello sport. La pivot lettone, che vestì le maglie del Daugava Riga e della nazionale dell’Unione Sovietica, ha chiuso un’esistenza che negli ultimi tempi era stata segnata da gravi problemi di salute, culminati nell’amputazione di un arto nel 2022. La sua carriera, al contrario, fu un monumento all’invincibilità, costruita su una statura fisica fuori dal comune – 213 centimetri per 130 chilogrammi, condizioni dovute a una disfunzione ghiandolare – e su un talento che la rese un perno inamovibile sotto entrambi i tabelloni.
Un palmarès sterminato e senza confronti
Il suo infinito elenco di trofei, come ricordato dalla federazione lettone, racconta di un’atleta che, nell’arco di due decenni, non conobbe rivali. Con la nazionale sovietica, della quale fu colonna per diciotto anni, collezionò due ori olimpici, tre titoli mondiali e ben dieci corone continentali, senza mai incassare una sconfitta in quel lunghissimo lasso di tempo. A livello di club, con il Daugava Riga, il suo nome è legato a undici vittorie nella Coppa dei Campioni europea, un trofeo che sollevò per otto edizioni consecutive, un record di continuità che pochi, in qualsiasi disciplina, hanno eguagliato. Di lei, che è membro della Hall of Fame FIBA e di quelle del basket mondiale e di quello femminile, si dice che abbia perso solo una manciata di partite in tutta la sua attività agonistica.
Un’eredità che va oltre i trofei
La sua storia, fatta di trionfi ma anche di una fisicità estrema che ne definì il destino, si intreccia con quella di altre pioniere del basket femminile, molte delle quali hanno condiviso la caratteristica di un’altezza eccezionale. Figure come la polacca Margo Dydek, numero uno del draft WNBA nel 1998, dimostrano come quel tratto distintivo abbia aperto la strada a carriere di livello globale, seppure a volte segnate, purtroppo, da vicende personali drammatiche o da esistenze stroncate troppo presto. Semjonova, con la sua carriera, ha contribuito in modo decisivo a plasmare l’identità e la competitività del basket femminile europeo sulla scena internazionale, lasciando un’impronta che va ben oltre le semplici cifre.
Il ricordo di un’epoca sportiva
La sua scomparsa riporta alla memoria un’epoca in cui il basket era diviso dalla Cortina di Ferro e le sue imprese con la maglia dell’Urss, di cui la Lettonia era parte, furono un simbolo di quel blocco. Anche in Italia è ricordata, non da ultimo, per essere stata l’avversaria temutissima del Vicenza in una finale di Coppa dei Campioni. La sua figura, al di là delle appartenenze politiche dell’epoca, rimane quella di una campionessa pura, la cui forza e abilità tecnica hanno superato ogni barriera, rendendola un punto di riferimento eterno per chiunque ami questo sport.




