Francia dice addio a Windows per una maggiore indipendenza digitale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
L’8 aprile 2026, la Direzione interministeriale per il digitale (DINUM) – l’organismo che, come noto, definisce e orienta la strategia tecnologica dello Stato transalpino – ha ufficialmente comunicato una svolta destinata a segnare un prima e un dopo nell’amministrazione pubblica francese. Si tratta, in estrema sostanza, dell’abbandono progressivo ma inesorabile di Windows, il sistema operativo targato Microsoft, su tutte le postazioni di lavoro della pubblica amministrazione. Al suo posto, verrà utilizzato il software open source Linux, e il dato non è di secondaria importanza: qualcosa come 2,5 milioni di personal computer, impiegati dai dipendenti pubblici, passeranno al nuovo ecosistema digitale nel corso delle varie fasi del piano.
Un’operazione che va ben oltre la semplice sostituzione tecnologica
L’addio a Microsoft, in realtà, rappresenta solo una porzione – per quanto cospicua – di una strategia assai più complessa e articolata in diverse tappe, una strategia che affonda le sue radici in un contesto globale segnato da una competizione tecnologica sempre più serrata. Il controllo delle infrastrutture digitali, che spaziano dai software ai data center, è stato infatti elevato a rango di priorità strategica al pari della sicurezza energetica o della difesa militare. L’obiettivo dichiarato dalla DINUM, in tal senso, è lapidario e non lascia spazio a interpretazioni ambigue: «riprendere il controllo del proprio destino digitale». Una formula, questa, che racchiude l’essenza di quel concetto di sovranità digitale sempre più invocato nei dibattiti europei.
La sovranità digitale come argine alla giurisdizione americana
La scelta francese, va detto, non è affatto un fulmine a ciel sereno. Danimarca e Germania, in passato, avevano già esplorato percorsi simili – sebbene con minore determinazione sistemica – nella convinzione che i flussi di dati veicolati attraverso software americani possano, in determinate circostanze, finire sotto la giurisdizione del governo di Washington. Un rischio, quest’ultimo, che Parigi intende scongiurare alla radice: adottare Linux, essendo il codice sorgente aperto e modificabile senza vincoli proprietari, garantisce una trasparenza e una indipendenza che nessun sistema chiuso di matrice statunitense può offrire. Non si tratta, quindi, di una mera questione di costi o di performance, bensì di una presa di posizione geopolitica netta, attuata peraltro quando Donald Trump siede già da oltre un anno alla Casa Bianca.
L’ampiezza numerica e le implicazioni operative del piano
L’entità dell’operazione, per avere un termine di paragone, è imponente: 2,5 milioni di PC desktop abbandoneranno progressivamente l’ambiente Windows per migrare verso distribuzioni Linux adatte all’uso in ambito amministrativo. Una transizione di tale portata – che coinvolge formatori, tecnici informatici e milioni di utenti finali – richiederà tempi lunghi e una pianificazione meticolosa, ma la DINUM ha già fornito le linee guida affinché nessun servizio essenziale subisca interruzioni. Le ragioni profonde di questa scelta, come accennato, risiedono nella volontà di sottrarre i dati sensibili dei cittadini e dello Stato alla possibile applicazione di leggi extraterritoriali, come il Cloud Act statunitense. La Francia, insomma, dice addio a Windows per abbracciare una filosofia digitale più autonoma, consapevole che l’indipendenza tecnologica è oggi una frontiera decisiva della sovranità nazionale.




