Ferrari Luce, il ceo Vigna chiarisce: “Nessuno sarà obbligato a comprare l’elettrica”

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La vigilia del debutto della prima Ferrari elettrica, quella che è stata battezzata Luce e che verrà svelata interamente il 25 maggio a Roma, si sta rivelando tutto tranne che un periodo di serena attesa per il marchio di Maranello. Le polemiche, come spesso accade quando si tocca un tasto delicato quale l’elettrificazione di un simbolo del motore termico, non sono mancate, e nell’aria si respirava persino il timore di una strategia commerciale che potesse in qualche modo forzare la mano alla fedelissima clientela. A dover spegnere sul nascere queste voci, o forse a voler prevenire interpretazioni malevole, è stato direttamente l’amministratore delegato Benedetto Vigna, intervenuto con una certa decisione durante la conference call che seguiva la pubblicazione dei risultati del quarto trimestre del 2025 -1-5.

Il manager è stato piuttosto netto nell'escludere quella che per molti sarebbe sembrata una vera e propria imposizione: l’ipotesi, cioè, che l’acquisto della Luce potesse divenire una sorta di lasciapassare obbligatorio per poter accedere in futuro alle edizioni speciali e limitatissime, quelle che fanno gola ai collezionisti di tutto il mondo. “Non obbligheremo mai i nostri clienti a comprare un’auto elettrica per poter accedere a una futura serie limitata, che si chiami 849 Testarossa o in qualsiasi altro modo”, ha dichiarato Vigna, utilizzando un esempio chiarissimo per rendere l’idea di quanto l’azienda consideri controproducente una politica commerciale aggressiva -1-5. “Non si può costringere un cliente a comprare qualcosa che non gli piace. Sarebbe l’errore più grande”, ha aggiunto, quasi a voler tracciare un confine invalicabile rispetto a pratiche che, nel settore, qualcuno aveva forse immaginato potessero essere adottate -1. Il ragionamento di Vigna, che filtra dalla nota di una casa abituata a gestire liste d'attesa lunghissime, parte da un presupposto di buon senso, se vogliamo, ma anche da un’analisi piuttosto lucida del mercato e del proprio pubblico: la clientela Ferrari è storicamente legata a determinati valori e sensazioni, e un’elettrica, per quanto avanzata, potrebbe non incontrarne i gusti. Meglio allora procedere con cautela, senza forzature.

La strategia dell’elettrificazione soft e il debutto romano

Le parole di Vigna, in fondo, non fanno che confermare un aggiustamento di rotta che era già nell’aria e che la stessa Ferrari aveva in parte comunicato nei mesi scorsi. Il piano per il 2030, infatti, è stato rivisto al ribasso per quanto concerne la componente a batteria: la quota di modelli completamente elettrici nella gamma futura è stata ridotta dal 40% a circa il 20%, una scelta dettata evidentemente dalle condizioni reali del mercato e dal profilo di una clientela che, numeri alla mano, non sembra ancora pronta a voltare pagina in modo così radicale -1. Questo non significa, però, che la casa di Maranello non creda nel progetto Luce, anzi. Secondo quanto comunicato dall’azienda, il feedback iniziale raccolto per questa vettura, ancor prima dell’apertura ufficiale degli ordini, sarebbe stato “molto positivo”, un segnale che lascia intendere come, nonostante le perplessità di alcuni, una fetta di appassionati sia quantomeno curiosa di scoprire cosa significhi mettere il cavallino rampante su un powertrain a zero emissioni -1-5.

La data cerchiata in rosso sul calendario è quella del 25 maggio, quando a Roma, in un evento speciale, la Luce verrà tolta dal mantello dei prototipi mimetici per mostrare finalmente le sue linee definitive -4-5. La scelta della location e del giorno non è affatto casuale: si tratta di un omaggio alla storia della casa, visto che il 25 maggio del 1947 la prima Ferrari della storia, la 125 S, colse il suo primo successo al Gran Premio di Roma, con Franco Cortese al volante -5. Un collegamento ideale che vuole sottolineare come questa transizione, per quanto epocale, non intenda recidere il cordone ombelicale con la tradizione.

Un nome che viene da lontano e un design che fa discutere

A proposito di tradizione, la scelta del nome ha riportato alla mente degli appassionati più navigati un piccolo tassello di storia automobilistica. Luce, che in italiano significa appunto “luce”, è parola che evoca chiarezza, un nuovo inizio, ma che nel settore auto era già stata utilizzata. Bisogna tornare indietro di circa sessant’anni, al 1966 per la precisione, quando la Mazda lanciò sul mercato la sua berlina di punta, la Luce appunto, una vettura che in Giappone rappresentò per lungo tempo il top di gamma della casa di Hiroshima -3-10. Quella Luce, che da noi non è mai stata commercializzata ufficialmente e che uscì di produzione nel 1991, venne disegnata nientemeno che da Giorgetto Giugiaro per conto della Bertone, un dettaglio che aggiunge una curiosa quanto involontaria intersezione italo-giapponese alla storia -3-10. Un’eredità del tutto inaspettata, insomma, che nulla toglie alla volontà di Ferrari di segnare una discontinuità.

Più spinoso, invece, il discorso relativo allo stile. Le prime immagini diffuse dalla casa, che riguardano essenzialmente l’abitacolo, hanno già sollevato un vespaio di reazioni, non tutte entusiastiche. La plancia e il volante, si dice, portano la firma di Jony Ive, il celebre designer britannico ex Apple, e qualcuno ha storcito il naso, parlando di un design fin troppo “tecnologico” e poco emotivo, quasi si trattasse di un gadget elettronico più che di un’automobile -2-4. In molti, sui social, hanno commentato con una certa durezza le scelte estetiche, definendo il volante troppo sottile o l’intero concetto poco in linea con la storia del marchio -4. Eppure, al di là del giudizio estetico che resta soggettivo, l’impressione è che Ferrari abbia voluto giocare d’anticipo, abituando il pubblico a un linguaggio formale nuovo, che forse sulle termiche avrebbe stonato ma che sull’elettrica, dove tutto è da riscrivere, può trovare una sua ragion d’essere. Intanto, accanto alla Luce, per il 2026 sono attesi altri quattro nuovi modelli, a testimonianza di un programma di lancio che non conosce soste e che mira a coprire ogni segmento, dalle spider alle berline, passando per possibili evoluzioni ibride della Purosangue -1-9. L’ordine di marcia, insomma, è fitto, e l’obiettivo di venti nuovi modelli entro il 2030 resta confermato -1-9.

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