Trump ammette il rischio recessione, ma l'economia Usa mostra segnali contrastanti
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Redazione Economia
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Mentre il Pil statunitense segna un calo dello 0,3% nel primo trimestre, spinto dall'aumento delle importazioni e dal ridimensionamento degli investimenti, Donald Trump ha riconosciuto, in un'intervista a "Meet the Press" della Nbc, la possibilità che gli Stati Uniti affrontino una fase recessiva. «Può darsi», ha dichiarato il presidente, senza però lasciarsi andare a toni catastrofisti: «Alla lunga andrà tutto bene». Una posizione che, se da un lato riflette l'ottimismo di chi guarda al futuro con fiducia, dall'altro non nasconde le incertezze del presente.
Non è la prima volta che Trump ammette pubblicamente l'eventualità di una crisi economica. Già in passato, dichiarazioni simili avevano scosso i mercati, ma stavolta la reazione è stata più contenuta, con le Borse che hanno mantenuto una sostanziale stabilità. «Tutto può succedere», ha aggiunto il presidente, descrivendo l'attuale fase come un «periodo di transizione» dopo il quale gli Stati Uniti «andranno alla grande». Un messaggio rassicurante, che però contrasta con i dati macroeconomici, i quali mostrano tensioni legate alle politiche commerciali e alla volatilità degli scambi.
Intanto, un altro segnale arriva dalla decisione di Temu, piattaforma di e-commerce, di sospendere temporaneamente le spedizioni verso gli Usa. Sebbene non vi sia un nesso diretto con le dichiarazioni di Trump, la mossa riflette un clima di incertezza che potrebbe influenzare i consumi e la logistica internazionale.




