Bolsonaro condannato a 27 anni, il Brasile trema
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Redazione Esteri
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La Corte Suprema federale del Brasile ha inflitto a Jair Bolsonaro una pena di ventisette anni e tre mesi di reclusione, un verdetto storico che sancisce la sua responsabilità per aver orchestrato un tentativo di colpo di Stato in seguito alla sconfitta elettorale dell’ottobre 2022. La decisione, arrivata in un anno che precede di poco le prossime Presidenziali del 2026, ha immediatamente scatenato reazioni diametralmente opposte nel paese, spaccando l’opinione pubblica tra chi ritiene la sentenza un atto dovuto di giustizia e chi, invece, la considera una persecuzione politica.
I giudici della Suprema Corte, nella loro articolata motivazione, hanno individuato tre momenti cruciali a sostegno dell’accusa. Il primo riguarda una riunione del consiglio dei ministri tenutasi nel luglio 2022, durante la quale, secondo i magistrati, furono gettate le basi per mettere in discussione l’integrità del sistema elettorale. Il secondo elemento cardine è costituito da una serie di documenti, definiti "golpisti", rinvenuti dalla Polícia Federal in un’operazione di perquisizione. Il terzo, e forse più visibile, passaggio è stato l’assalto al Congresso Nazionale avvenuto l’8 gennaio 2023, episodio che i giudici considerano la diretta conseguenza della propaganda eversiva.
Il giudice Alexandre de Moraes, leggendo il dispositivo della sentenza, ha dichiarato: "Ho fissato la pena definitiva per l'imputato Jair Messias Bolsonaro a 27 anni e tre mesi, composta da 24 anni e nove mesi di reclusione e due anni e sei mesi di detenzione". La condanna, particolarmente severa, non riguarda soltanto l’ex presidente ma coinvolge anche alcuni suoi ex ministri e alti ufficiali militari, accusati di essere stati complici del medesimo disegno eversivo.




