Il biathlon piange Sivert Bakken, spentosi a 27 anni durante un ritiro in Trentino

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Un lutto improvviso e straziante ha colpito il mondo del biathlon internazionale, scosso dalla scomparsa del norvegese Sivert Guttorm Bakken, spentosi per un malore all'età di ventisette anni mentre si trovava con alcuni compagni di squadra a Passo Lavazè, in Trentino Alto Adige. L'atleta, che stava trascorrendo in quella località un periodo di preparazione in vista degli impegni di Coppa del Mondo di gennaio e, in prospettiva, delle Olimpiadi di Milano Cortina, è stato trovato senza vita nella sua camera d'albergo, lasciando nello sbigottimento l'intero circo bianco. La sua carriera, segnata da una forzata interruzione di tre stagioni a causa di una miocardite, aveva vissuto una significativa rinascita in questo avvio di anno agonistico, con quattro piazzamenti tra le prime dieci posizioni che lasciavano presagire un ritorno ai livelli che, nel 2022, gli avevano permesso di laurearsi campione di Coppa del Mondo nella specialità della mass start.

La carriera interrotta e il ricordo dei compagni

Bakken, il cui palmarès vanta anche una vittoria individuale e tre in staffetta in Coppa del Mondo, aveva dunque riconquistato pienamente il suo posto tra i grandi del biathlon, superando con determinazione un problema di salute che aveva seriamente messo a rischio la sua attività sportiva. La notizia della morte, giunta in modo del tutto inatteso, ha gettato nello sconforto i suoi colleghi e amici, tra i quali spicca la figura del giovane azzurro Tommaso Giacomel, legato a Bakken da una profonda amicizia nata all'interno dei circuiti internazionali. "Sono devastato, oggi dovevamo sciare insieme. Non è giusto", ha scritto l'italiano in un commosso ricordo pubblicato sui social, aggiungendo, con una promessa che sembra un testamento ideale, "ma continueremo insieme il nostro sogno".

Un addio che va oltre la pista

Le parole di Giacomel, che hanno descritto il norvegese come un amico dal "sorriso" e dalla "umanità" unici, hanno messo in luce il vuoto lasciato da una persona prima ancora che da un atleta, un vuoto che i colleghi si promettono di colmare simbolicamente portandone il ricordo in ogni gara e in ogni allenamento. "Da questo momento in poi, ti porterò con me in ogni gara, ogni allenamento e anche in ogni momento della mia vita", ha proseguito il biatleta italiano, in un messaggio che, pur nella sua drammaticità, tenta di trasformare il dolore in una forma di tributo perpetuo. Il cordoglio, come è naturale in simili circostanze, si è esteso ben oltre il ristretto ambiente agonistico, toccando tutti gli appassionati di uno sport che trova nella sua dimensione familiare, fatta di ritiri lunghi e trasferte in comuni località montane, uno dei suoi tratti distintivi.

La tragedia nel silenzio di una stanza d'albergo

La dinamica dell'accaduto, ancora tutta da chiarire nei suoi dettagli medici, parla di una tragedia consumatasi nel silenzio e nella normalità di un ritiro pre-campionario, lontano dai riflettori delle gare, durante quelle ore di riposo che dovrebbero rappresentare la fase di rigenerazione per un atleta. Il fatto che Bakken sia stato trovato senza vita dai suoi stessi compagni, con i quali condivideva non solo gli obiettivi sportivi ma anche quei momenti di quotidianità lontani dalle piste, rende il colpo ancora più duro da assimilare per chi gli era vicino. Le autorità sportive norvegesi, nel comunicare la tragica notizia, hanno voluto indirizzare i propri pensieri principalmente alla famiglia del giovane, sottolineando come, di fronte a una perdita simile, le considerazioni legate allo sport passino inevitabilmente in secondo piano, schiacciate dal peso di un lutto che nessuna classifica potrà mai misurare.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.